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Le 9.55

Le 9.55
Le 9.55 Silent Jo

Dal cellulare di Alberto Stasi alle 9.44.49 del 13 agosto 2007 partiva una chiamata verso quello di Chiara Poggi, una telefonata rimasta priva risposta.

Alle 9.55 Elisabetta Ligabò chiamava il numero fisso dell’abitazione Stasi, telefonata che risulta dal traffico telefonico e che durò poco più di venti secondi.

Sentita quella stessa sera, la signora Ligabò riferì di avere parlato con il figlio Alberto, ricordando anche un breve scambio sul cane.

la chiamata al fisso di casa Stasi è documentata e la dichiarazione secondo cui a rispondere fu Alberto venne resa poche ore dopo l’omicidio, dunque non si è di fronte ad un ricordo recuperato a distanza di settimane o mesi da una madre chiamata a ricostruire una mattinata ormai lontana. (sentenza di primo grado)

Venti secondi possono essere pochi o tanti, dipende da quanto si abbia da dire. La terza chiamata di Andrea Sempio dell’8 agosto 2007 alle 16.54 durò 21 secondi quando chiamò il fisso di casa Poggi, in assenza del resto della famiglia nell’abitazione ma dove si trovava soltanto Chiara.

Considerato isolatamente, il contatto delle 9.55 potrebbe confondersi fra i molti dati telefonici confluiti negli atti ma, collocandolo nella successione delle attività del computer, acquista tutt’altra consistenza.

Dopo le traversie che portarono Porta e Occhetti a ricostruire le attività del PC di Alberto Stasi, restituendo un alibi che l’errata (sic!) gestione iniziale del computer aveva cancellato, i contatti telefonici di quella mattina non possono essere separati dall’attività informatica, perché è il loro incastro temporale a restituire il quadro.

Il PC di Alberto era stato acceso alle 9.35 e aveva registrato interazioni alle 9.38, 9.39 e 9.41, quindi alle 9.47 e alle 9.50.

Alle 9.55 arrivava sul fisso di casa Stasi la chiamata della madre e, due minuti dopo, alle 9.57, il computer registrava una nuova attività, cui ne sarebbero seguite altre alle 10.05 e alle 10.07, sino all’apertura, alle 10.17, del documento della tesi sul quale Stasi avrebbe lavorato nelle ore successive. (sentenza di primo grado)

La telefonata della madre cade quindi fra due interazioni documentate al computer, quella delle 9.50 e quella delle 9.57, ma introduce un dato diverso, perché raggiunge il fisso dell’abitazione e, secondo quanto la signora Ligabò dichiarò la sera stessa, a rispondere fu Alberto e, pertanto, l’attività informatica e il contatto telefonico finiscono per convergere sulla presenza di Stasi in casa in quella fascia oraria.

Non a caso, valutando gli elementi informatici e telefonici, il giudice di primo grado ritenne che emergessero «evidenze oggettive della permanenza di Alberto Stasi nella propria abitazione dalle ore 9.35 fino alle ore 12.20 con sostanziale continuità». (sentenza di primo grado)

Anche l’orario della chiamata della madre merita attenzione, perché non compare opportunamente per la prima volta quella mattina del 13 agosto. Dagli atti risultano infatti contatti analoghi nei giorni precedenti, con una telefonata alle 9.49 dell’11 agosto, durata 25 secondi, e una alle 9.47 del 12 agosto, durata 83 secondi, cui seguì, appunto, quella delle 9.55 del 13 agosto.

Il contatto mattutino fra madre e figlio rientrava pertanto in una consuetudine documentata, essendosi ripetuto per tre mattine consecutive nella stessa fascia oraria, e non presenta alcun carattere di eccezionalità di una chiamata comparsa provvidenzialmente proprio il giorno dell’omicidio. (sentenza di primo grado)

Nel processo, però, quel dato finì per perdere gran parte della propria forza, non perché fosse stato smentito, ma perché la ricostruzione recepita nella condanna collocò l’omicidio in un arco temporale precedente.

Vale la pena di ricordare quella singolare impressione, difficile da scrollarsi di dosso, che l’orario della morte di Chiara Poggi abbia finito per subire progressivi aggiustamenti sino a coordinarsi con l’unico intervallo nel quale Alberto Stasi non poteva dimostrare documentalmente che cosa stesse facendo, quasi che gli fosse precluso perfino il diritto di essere ancora a letto, a cagare o a prepararsi.

La sentenza d’Appello bis individuò infatti il segmento temporale nel quale avrebbe potuto consumarsi l’omicidio nella fascia compresa fra le 9.12, quando venne disinserito l’allarme dell’abitazione Poggi, e le 9.35, quando il computer di Stasi risultava nuovamente attivo nella sua abitazione. Guarda il caso. (sentenza d’Appello bis)

Dentro quella scansione la telefonata delle 9.55 non creava difficoltà, perché sarebbe intervenuta quando il delitto era già stato commesso e Stasi, secondo la ricostruzione accusatoria, era già rientrato nella propria abitazione.

Oggi il quadro cambia nel momento in cui si rimette mano all’orario dell’aggressione come apparentemente starebbe facendo la consulenza medico-legale della professoressa Cristina Cattaneo che, lungi dal fissare scientificamente la morte alle 9.45, mantiene una finestra più ampia.

Il contenuto gastrico è stato tuttavia valutato insieme agli altri elementi disponibili, fra i quali la disattivazione dell’allarme delle 9.12 e le abitudini mattutine di Chiara, e nella ricostruzione investigativa maturata nel nuovo procedimento l’inizio dell’aggressione è stato collocato non prima delle 9.45 circa. (ricostruzione sulla consulenza Cattaneo)

In questo scenario le 9.55 acquistano un rilievo diverso, perché la telefonata cade nella fascia in cui, secondo la nuova ricostruzione, l’aggressione potrebbe essere in corso, mentre l’attività del computer la precede di cinque minuti e riprende due minuti dopo.

Alle 9.50 il computer registra un’interazione, alle 9.55 il fisso dell’abitazione riceve la chiamata di Elisabetta Ligabò, che quella stessa sera riferirà di avere parlato con Alberto, e alle 9.57 il computer registra una nuova attività.

La telefonata, da sola, non risolve la questione della presenza di Stasi, ma neppure può essere relegata a dettaglio marginale, perché costituisce un riscontro autonomo rispetto all’attività informatica, documentando una chiamata al telefono fisso di casa Stasi alla quale, secondo una dichiarazione resa a poche ore dopo, rispose Alberto.

Per anni questo dato è stato letto all’interno di una cronologia nella quale alle 9.55 l’omicidio sarebbe già stato consumato ma riportandolo dentro una ricostruzione che colloca l’inizio dell’aggressione non prima delle 9.45, deve invece essere riletto insieme alle attività del PC, perché ciò che prima cadeva fuori dalla finestra del delitto viene ora a trovarsi al suo interno.

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