Virgola

Anche meno!

Anche meno!
Anche meno! Silent Jo

L’onestà intellettuale non è una composizione floreale da tirar fuori nelle grandi occasioni, puntando un ditino in faccia all’altra parte.

C’è una tracimazione che mi appare ormai fuori controllo e va ben oltre la polemica in sé, è la trasformazione di alcuni sostenitori di Alberto Stasi in piccoli fondamentalisti da social, convinti che aver scelto la parte giusta li autorizzi automaticamente a usare qualunque mezzo.

Pagine che sembrano aver smarrito il senso della misura, trasformando l’amministrazione in una piccola ribalta personale, profili che si alimentano di sberleffi, attacchi personali, fotografie scelte intenzionalmente perché venute male, errori grammaticali esibiti come trofei della presunta inferiorità intellettuale dell’avversario, flame lasciati correre perché, in fondo, colpiscono quello “dalla parte sbagliata” e portano qualche like. Non era ciò che si criticava a controparte?

Vi vedo, eh, ignorate tutto questo, non tirate fuori il cartellino rosso, non ponete alcun freno e non sventolate un ban neppure quando l’attacco diventa plateale, becero e lesivo della dignità altrui. Let me be crystal clear, ma chi cazzo pensate di essere?

Scendete dal piedistallo, perché il centro di questa vicenda non siete voi, né i vostri follower, né pagine che ormai inseguono ogni peto, mentre si verifica sempre meno e si mostrifica sempre di più, sostenitori e consulenti dell’altro emisfero compresi.

Se dare albergo al disagio collettivo è diventata la nuova mission, allora sto sbagliando io e tanto vale spalancare le porte a chiunque, in una transumanza incontrollata di odiatori social ai quali basta individuare il bersaglio del giorno, con voi nel poco invidiabile ruolo di concierge in alta livrea, che mi vien voglia di rispolverare il mio PNG Egdard Juan, valet de chambre di antichissima traditio familiare.

Vi richiamo all’ordine e a rimettere al centro Chiara Poggi e la sua terribile fine. Per chi ritiene Alberto Stasi innocente, il centro è anche quella condanna e la detenzione che ne è seguita. Il motivo per cui vi siete dati un nome e un luogo dovrebbe essere combattere perché la verità emerga, non conquistare i vostri quindici minuti di gloria e, pur di prolungarli, rendervi complici di un delirio bieco e disumano.

Io so in cosa credo e so anche che, se una controparte viene attaccata ingiustamente, ho il dovere di intervenire e tentare di ripristinare la verità.

Voi, invece? Alcuni di voi sono ancora sicuri di ricordare chi siete e che cosa rappresentate? Spoiler alert, un beato nulla.

Non siete magistrati, non siete giudici, non siete depositari della verità e, soprattutto, non avete ricevuto alcuna investitura morale che vi consenta di trasformare gli altri in bersagli da umiliare.

Ogni volta che fingete di non vedere un flame perché porta like, lasciate passare un insulto personale perché rivolto alla persona “giusta” o trasformate un errore di grammatica, un’espressione infelice o una fotografia in materiale per la pubblica derisione, state facendo esattamente ciò che dite di detestare negli altri.

E no, non basta essere pro Stasi per avere ragione anche quando ci si comporta da stronzi.

Una causa che si ritiene giusta non diventa più giusta perché la si difende peggio, au contraire, quando il metodo diventa la delegittimazione personale, la shitstorm permanente e il branco che applaude, non state servendo Alberto Stasi e certamente non state rendendo rispetto a Chiara Poggi, state soltanto mettendo in scena voi stessi, e non è un gran belvedere.

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