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Francesca Nanni

Francesca Nanni
Francesca Nanni Silent Jo

Entrata in magistratura nel 1986, Francesca Nanni ha svolto una carriera pressoché interamente requirente, prima nell'attività investigativa e poi nella direzione di uffici di Procura e Procura generale.

A Sanremo si occupa, fra l'altro, del sequestro dell'imprenditore Claudio Marzocco e dell'inchiesta sulla corruzione legata all'organizzazione del Festival; nel 1992 passa a Genova, dove rimane per circa diciotto anni occupandosi di pubblica amministrazione, criminalità organizzata, usura, riciclaggio, traffici internazionali di stupefacenti e terrorismo di matrice islamica.

È a Genova che incontra per la prima volta un errore giudiziario destinato a segnare il suo percorso, quello di Daniele Barillà, condannato definitivamente a quindici anni per traffico di stupefacenti a causa di uno scambio di persona. Incrociato il caso durante un'altra indagine, Nanni crede alle sue proclamazioni d'innocenza, approfondisce gli elementi e contribuisce al percorso che conduce prima alla scarcerazione e poi all'assoluzione. Contrariamente a quanto successivamente rappresentato anche dai media, non aveva partecipato alla condanna originaria e dovette in seguito rettificare quella ricostruzione.

Nel 2010 diventa Procuratore della Repubblica di Cuneo, restando alla guida dell'ufficio per otto anni; nel 2018 passa alla Procura generale di Cagliari, dove incontra il secondo precedente decisivo in materia di revisione. L'avvocato Mario Trogu le sottopone il caso di Beniamino Zuncheddu, condannato all'ergastolo per la strage di Sinnai e, studiati gli atti, Nanni dispone ulteriori verifiche e firma la richiesta di revisione che conduce nel gennaio 2024 all'assoluzione di Zuncheddu, detenuto per oltre trent'anni.

Barillà e Zuncheddu rappresentano due precedenti segnati dal riconoscimento dell'errore giudiziario, ma il caso della strage di Erba impedisce di descriverla come una magistrata favorevole alla revisione a prescindere. Quando Cuno Tarfusser promuove quella delle condanne di Olindo Romano e Rosa Bazzi, Nanni non ne condivide né il percorso interno né il merito e assume una posizione contraria, delineando un profilo nel quale la revisione viene sostenuta quando gli elementi sono ritenuti adeguati e contrastata quando vengono giudicati insufficienti.

Il suo percorso incrocia quello di Fabio Napoleone nel 2020, quando entrambi concorrono per la guida della Procura generale di Milano; Nanni prevale nel plenum del CSM e si insedia nel gennaio 2021, mentre Napoleone arriva al confronto con una lunga esperienza giudicante e requirente, sei anni alla guida della Procura di Sondrio, quattro al CSM e un periodo già trascorso nella Procura generale milanese.

Sei anni dopo i due si ritrovano sul caso Garlasco in ruoli diversi, con Napoleone Procuratore di Pavia e Stefano Civardi, con il quale aveva già lavorato nell'inchiesta Telecom, entrato nello stesso ufficio come aggiunto; sotto la gestione Napoleone-Civardi la nuova indagine su Andrea Sempio assume la forma odierna, sino a produrre un quadro che Pavia considera potenzialmente rilevante anche per il giudicato che condanna Alberto Stasi.

Il 24 aprile 2026 Napoleone porta gli esiti del lavoro svolto alla Procura generale di Milano e Nanni annuncia che lo studio non sarà né veloce né facile, rinviando ogni valutazione all'acquisizione e all'esame degli atti. Il suo curriculum impedisce di qualificarla come un dispenser di revisioni, perché il compito è verificare se quanto raccolto a Pavia presenti novità e consistenza tali da giustificare una richiesta di revisione e, dopo Barillà, Zuncheddu ed Erba, i precedenti professionali non potrebbero essere più pertinenti.

Anche i tempi mi inducono a non attribuire significati all'attesa. Nel caso Zuncheddu trascorse circa un anno e mezzo fra il primo contatto con la difesa e la formalizzazione della richiesta, durante il quale Nanni dispose ulteriori accertamenti; per Erba impiegò quasi quattro mesi dal deposito dell'atto di Tarfusser alla trasmissione a Brescia con parere contrario. Nel caso Stasi il primo consistente nucleo documentale è arrivato alla Procura generale soltanto nel maggio 2026, dunque il tempo trascorso non offre indicazioni sul segno della decisione.

Comunque andranno le cose, credo sia utile ricordare chi siano Nanni, Napoleone, Civardi e i magistrati e professionisti che stanno lavorando sulla vicenda di Garlasco e sulla possibile revisione della condanna di Alberto Stasi, quale esperienza abbiano maturato e attraverso quali percorsi siano arrivati fin qui.

Ho sviluppato un cauto ottimismo sulla possibilità che la valutazione di Nanni conduca a una richiesta di revisione e, ove così non fosse, non per questo mi arrogherei il diritto di lanciare strali contro chi avrà deciso, dopo l'esame di una mole documentale enorme, secondo coscienza, metodo e scrupolo.

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