Virgola

CIARLASCO LE VERITÀ NASCOSTE!!!!

Non Cielo diGono!!!

CIARLASCO LE VERITÀ NASCOSTE!!!!
CIARLASCO LE VERITÀ NASCOSTE!!!! Silent Jo

Non sono nota per la capacità di sintesi, ed i più definiscono i miei scritti delle catilinarie
Talvolta nel mio profilo tengo una rubrica che chiamo scherzosamente le #Pipponiadi e spero di non tediarvi eccessivamente
Buona lettura a chi ne avrà voglia, ma vi risparmio l'aria benedicente
Buon Ferragosto

Ora che vi ho attirato con il tranello di un titolo volutamente clickbait, entro nel merito di ciò che vorrei comunicare e condividere.

Mi sono unita volentieri a diverse pagine che si occupano del caso Garlasco e che, più o meno esplicitamente, cercano di ricostruirlo mettendo in evidenza gli elementi che depongono a favore di Stasi e le criticità macroscopiche che hanno condotto alla riapertura delle indagini. Quasi tutte, nelle premesse, esprimono ottime intenzioni e hanno prodotto, e continuano a produrre, contenuti che vale la pena leggere, documenti, analisi, dichiarazioni dei coinvolti, ricostruzioni, anche attraverso la loro partecipazione ai programmi televisivi che seguono il caso.

Il problema è che sono diventate tantissime, una proliferazione che, al confronto, potrebbe far impallidire la gemmazione spontanea delle muffe, tranne quelle che, timidone, non si sono formate nel sacchetto della munnezz, brillantemente analizzato da Luigi Grimaldi che ha, nel frattempo, attivato la modalità #spazzaturaGATE, con grandissimo scoramento del signor Garofano.

Benché, di primo acchito, diverse pagine appaiano interessanti, ben presto ci si rendo conto che, in molti casi, sembrano allontanarsi dalla ragione per cui sono nate, quasi che i fatti sottostanti al caso Garlasco finiscano per diventare un alibi e si passi dall'analisi all'autocelebrazione, alle contumelie e alle invettive contro “gli altri”, lasciando irrimediabilmente sullo sfondo il cuore di tutto ciò per cui si era iniziato.

Si parte dai fatti, dai documenti, dalle sentenze, dalle contraddizioni e dalle questioni che meritano di essere approfondite, per scivolare, con un meccanismo di sliding door, a rognare dell’altro lato della vicenda Garlasco. Se foste appassionati di Star Wars, vi definireste Jedi o Sith? Lato Oscuro della Garlschiade o Lato Chiaro? Per me sarebbe un dilemma terribile, giacché io amo il Lato Oscuro, sono un Sith da che avevo i codini come Pippi Calzelunghe xd

Che si siano creati degli schieramenti è innegabile, ciascuno convinto della bontà delle proprie intuizioni e deduzioni. Ma, come sempre mi ripeto, fino a quando Napoleone, Civardi e i professionisti chiamati dalla Procura di Pavia non avranno concluso le proprie indagini, tutti noi siamo voci più o meno ragionevoli, che cercano di mettere insieme gli elementi disponibili, formulano ipotesi, si fanno domande e, auspicabilmente, ragionano in buona fede.

Quantunque saranno solo e sempre i risultati delle indagini a darci elementi concreti sui quali misurare intuizioni, deduzioni e congetture, sono fermamente convinta che si debba mantenere l’integrità e la diversità nel modo di porsi, nel modo di criticare, anche aspramente, l’altra parte del cielo. Come diceva Totò, Signori si nasce ed io, modestamente, lo nacqui!

E invece eccoci di nuovo al post dell'ennesimo profilo, all'ultima provocazione, all'insulto, alla frase assurda detta in televisione, al commento delirante, alla nuova ricostruzione che ripropone per l'ennesima volta una storia vecchia di diciannove anni, un'ipotesi già discussa e rimasta indimostrata, con immancabili ricondivisioni, commenti, screenshot, indignazione stile farisei che si stracciano le vesti nel tempio, prese in giro, repliche.

La tentazione la capisco benissimo, perché pervade anche me, talvolta. Dico meglio, leggo, acquisisco, elaboro domande, confronto i documenti e mi faccio volentieri millemila domande.

Ma, in fin dei conti, molte di quelle pagine le leggiamo tutti, vuoi perché lo strazio di Facebook ci propina i gruppi consigliati per te (ma fatte na cofana de ca**i toi, con rigoroso accento calabrese), vuoi perché li andiamo a cercare. E allora? Che senso ha leggere nella pagina originaria e poi rileggere qui la stessa cosa?

Può accadere di condividere qualcosa, accorgendosi poi che ci han pensato altri ma, forse, dovremmo chiederci se sia davvero utile.

Quando si segue questa vicenda da tempo e si ritiene che alcune ricostruzioni siano profondamente discutibili, e persino rivoltanti, viene naturale voler rispondere, tentare di sottolineare l'ennesima castroneria, condividere lo sdegno ma, alla fine, cui prodest?

Se una certa persona o una certa pagina produce continuamente contenuti che riteniamo spazzatura, perché continuiamo a portarli qui dentro, a dargli pubblico, trasformando in argomento di discussione proprio ciò che, secondo noi, dovrebbe essere relegato all'irrilevanza o, nella migliore delle ipotesi, accompagnato nel miasmi delle condutture fognarie con tanto di sciacquone scarcagnato?

Segnalare, quando è necessario, è un conto; alimentare continuamente la visibilità di qualcuno è un altro, sélon moi, ça va sans dire.

Postare o commentare sistematicamente le esternazioni di determinate persone significa inevitabilmente portare qui dentro anche il loro modo di comunicare, un modus che trovo ributtante, lo preciso per chiarezza, con il rischio che, prima o poi, a qualcuno parta la trebisonda e finisca per esorbitare dalla critica, per perdersi nei mefitici liquami della potenziale diffamazione o peggio.

Ciascuno è responsabile di quello che scrive, come ho già ricordato, ma il rischio che una discussione degeneri e che a rimetterci sia l'intero spazio costruito è concreto e, pur non conoscendoci, vorrei che ciascuno dei partecipanti non incappasse in nessun tipo di criticità.

Sono persuasa che l'obiettivo di qualcuno sia esasperare gli animi, provocare e tirare fuori il peggio dalle persone e, dunque, condividerne i post, attaccarli sfogando la rabbia, fa esattamente il loro gioco; ragione per cui, credo non dovremmo prestare il fianco e, soprattutto, non credo dovremmo diventare il megafono di questa dinamica.

Questo debordare, da quanto mi è dato constatare, riguarda anche alcuni profili consolidati, giornalisti o soggetti che perorano la causa di Alberto Stasi. Anche lì credo si commetta un errore, perché fomentare la rabbia può tradursi in rischio e sovraesposizione di quelle pagine e di quei profili che, a mio avviso, andrebbero semplicemente dimenticati o, al più, segnalati.

Più se ne parla, più costoro si infervorano, almeno io la vedo così. Rilanciare i ragli degli asini non giova alla comprensione, alimenta le divisioni e offre pubblicità gratis alla paccottiglia, sempre IMHO, come scrivevamo qualche lustro addietro

Parliamo del caso, dell'indagine, degli indizi, delle prove, delle sentenze, delle perizie, delle testimonianze, delle questioni ancora controverse. Parliamo di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, facciamo domande, confrontiamo opinioni, discutiamo anche animatamente se serve, ma facciamo in modo che la discussione resti una discussione sul caso e mai sulla persona che ieri ha scritto l'ennesima cosa insopportabile, non sulla pagina che ha pubblicato l'ennesima provocazione, non sulla gara a chi riesce a dire la cosa più offensiva, e lasciamo che le scorrettezze, le ricostruzioni faziose e contrarie alle verità processuali cadano nel dimenticatoio, ché agitarsi in una pozza di deiezioni, non fa altro che diffondere il cattivo odore.

Se ci sono gli estremi perché qualcuno possa agire nelle sedi opportune, segnaliamo a chi di dovere; se è soltanto l'ennesima provocazione o porcheria, forse possiamo semplicemente lasciarla dove si trova, perché ogni volta che riprendiamo quella roba, anche per criticarla, le stiamo dando esattamente quello che cerca, a.t.t.e.n.z.i.o.n.e., finendo, alla fine, per fare esattamente il gioco che cercano.

L'indifferenza, dal mio punto di vista, non rappresenta una resa, ma è uno strumento altissimo, talvolta molto più efficace di cento commenti indignati.

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