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Come ti sei bevuto mezzo litro d’acqua?

... mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana …

Come ti sei bevuto mezzo litro d’acqua? Silent Jo

Era un lunedì quel 13 agosto del 2007 quando l’allora diciannovenne e cinque mesenne, nonché neopatentato, Andrea Sempio si apprestava a compiere un viaggio dai tratti epici in macchina da quel di Garlasco, intorno alle 9.58, diretto verso Vigevano, secondo quanto narrano le leggende.

Gli storici coevi raccontano di come il nostro intrepido sia salito ncopp’ ’o calessino di casa approdando in quel di Vigevano alle 10.18, senza avere incontrato lungo il tragitto né briganti né draghi né altre creature mitologiche degne dell’impresa.

A testimonianza del raggiungimento della prima tappa di quella leggendaria giornata, il prode ebbe ragione d’un infernale macchinario, il famigerato parchimetro, riuscendo a strappargli, con forza bruta e sprezzo del pericolo, un cimelio destinato a diventare riscontro dell’impresa, lo scontrino del parcheggio.

In quel tempo la temperatura locale era fiaccante, pensate amici, circa 25 gradi, con possibilità d’ulteriore innalzamento nel corso della giornata, umidità attorno al 69 per cento e poco vento, elementi naturali capaci di piegare qualsiasi eroe, ma non il nostro gagliardo Andrea Sempio che affrontava quel calvario sotto il giogo dell’afa e della calura finché, quando le forze sembravano venir meno, ecco profilarsi all’orizzonte un’oasi, un bar.

Dando fondo alle residue energie, si trascinò colà, nel posto di ristoro, dove un buon samaritano offrì al viandante un caffè e una bottiglietta d’acqua, ben cinquecento millilitri di H₂O, portentosa mistura che antichissimi alambicchi distillano sulle alture, dove sciamani e monaci ne tramandano gelosamente la ricetta, mescolando due parti d’idrogeno e una d’ossigeno secondo proporzioni che la modernità non è ancora riuscita a sovvertire.

Compiuta l’impresa di percorrere il tragitto Garlasco-Vigevano, viaggio che si colloca almeno tre scalini sopra il Cammino di Santiago, l’intrepido Andrea intraprese l’altrettanto provante ritorno, al termine del quale avrebbe conse-gnato alla storia e alla propria famiglia i dettagli raccapriccianti e agghiaccianti di quella memorabile trasferta.

Si sa, alcune epopee meritano un posto nei cuori e nel ricordo collettivo e chi, se non sua madre, avrebbe potuto diventarne depositaria? Dalle di lei parole apprendiamo quanto segue.

«Viene a casa e mi dice non ho fame. Gli ho detto: ma scusa perché non hai fame? Mi son bevuto mezzo litro d'acqua. Come ti sei bevuto mezzo litro d'acqua? Sì, ho preso un caffè e poi ho preso una bottiglietta d'acqua. Quella là mi ha dato la bottiglietta e non mi ha dato il tappo. Gli ho detto scusa e tu la bevi tutta?»

Come ti sei bevuto mezzo litro d’acqua?

Come non comprendere lo stupore di mamma Daniela? Certo, avesse raccontato d’avere trangugiato tre fiaschi di Barbera, una teglia di lasagne o un quarto di bue, nessuno si sarebbe stupito, ma capite, amici, una madre che scopre che il proprio rampollo ha dovuto affrontare ben cinquecento millilitri d’acqua si trova dinanzi a qualcosa che va al di là dell’umana comprensione, di cui rendere tassativamente conto alla famiglia e agli annali.

Insomma, era agosto e faceva agosto, voglio dire, faceva caldo, e il nostro eroe aveva guidato da Garlasco a Vigevano, combattuto contro il parchimetro, trovato una biblioteca chiusa, girato per la città, preso un caffè e comprato dell’acqua, per giunta priva di tappo!

Non occorre scomodare la fisiologia umana per osservare che venticinque gradi in una mattina d’agosto e un po’ di strada percorsa in macchina rendono mezzo litro d’acqua compatibile con la sopravvivenza della specie, mentre nella rievocazione materna la notizia sembra richiedere un supplemento d’indagine.

Come ti sei bevuto mezzo litro d’acqua?

Domanda meravigliosa, perché sottende l’idea che bere una bottiglietta d’acqua il 13 agosto richieda una spiegazione, e Andrea la fornisce raccontando del caffè e, soprattutto, di quella là che non gli aveva dato il tappo, gaglioffa!

Ed ecco il dramma nel dramma, perché mezzo litro d’acqua senza tappo non ammette molte vie di fuga, avrebbe potuto trasportarlo confidando nell’orizzontalità delle strade lomelline, cercare un tappo compatibile oppure, imbracciato il coraggio, berlo tutto!

Quando la madre chiede «Scusa e tu la bevi tutta?» siamo definitivamente nell’epica, di fronte a un prode che ha affrontato Garlasco-Vigevano, il parchimetro, la biblioteca chiusa, venticinque gradi e l’oasi del bar, per poi sconfiggere anche la bottiglietta senza tappo pagandone il fio più alto, l’appetito.

A completare l’impresa provvede la memoria storica genitoriale, grazie alla quale, quindici anni dopo, mamma Daniela ne conserva ancora la contabilità.

Io fatico a ricordare la cena di natale scorso ma, evidentemente, in casa Sempio simili prodezze meritano una teca nella memoria familiare, capace di consegnare alla storia una normalissima sete d’agosto con la precisione d’un preparato galenico, completo di posologia, cinquecento millilitri di H₂O in unica soluzione, da assumersi per via orale fino all’annichilimento dell’appetito.

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