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Di inutili serrate di ranghi e retromarce intempestive

Di inutili serrate di ranghi e retromarce intempestive
Di inutili serrate di ranghi e retromarce intempestive Silent Jo

In assetto da jogging, raggiunto da un giornalista, Pizzamiglio, dopo aver riferito ai magistrati di Pavia circostanze tutt'altro che lusinghiere sull'operato di Luciano Garofano, ha sostenuto che gli inquirenti avrebbero voluto fargli dire qualcosa che non corrispondeva alla realtà. Un'affermazione di singolare gravità, con la quale mette in discussione le modalità di raccolta delle dichiarazioni, guardandosi tuttavia dal precisare quali passaggi del verbale non corrisponderebbero al vero e per quali ragioni.

Confidiamo che la Procura voglia chiedergli chiarimenti a strettissimo giro, magari confrontando le sue esternazioni televisive con la videoregistrazione dell'audizione, così da rinfrescargli simpaticamente la memoria, senza escludere che possano esistere anche riprese della sua permanenza negli uffici, dall'ingresso all'uscita.

Neppure l'ex comandante del RIS Giampietro Lago ha voluto essere da meno, intervenendo a Quarto Grado in difesa della lealtà e dell'onestà intellettuale dei colleghi, giudicando disdicevole che tali qualità vengano messe in discussione e sostenendo che, nelle condizioni da lui ipotizzate, neppure lui avrebbe comunicato gli esiti negativi delle analisi sui pedali.

Di fronte alle contestazioni emerse dalle nuove indagini, alcuni ex appartenenti al RIS sembrano aver riscoperto le virtù della solidarietà interna, dando vita a quella che, con minore eleganza ma maggiore aderenza all'impressione suscitata, definiremmo una serrata di ranghi, impreziosita da una retromarcia che meriterebbe spiegazioni ben più robuste di quelle dispensate in televisione.

Giova ricordare a lorsignori che l'appartenenza all'Arma dei Carabinieri non costituisce un'esimente, non conferisce patenti di infallibilità e non dispensa dal rispetto delle norme che disciplinano l'attività di polizia giudiziaria, né dagli obblighi di verità previsti dall'ordinamento.

È dunque d'uopo partecipare a questi galantuomini una circostanza che potrebbe esser loro sfuggita, ossia che della vostra solidarietà corporativa, delle reciproche attestazioni di stima, delle pacche sulle spalle e delle vostre opinioni sulla rispettabilità dei colleghi non ce ne frega un beato cazzo di niente.

Vi sia chiaro, e lo diciamo da profani, absit iniuria verbis, che i componenti del RIS non erano pagati per dispensare opinioni o rilasciarsi reciproci certificati di onestà, bensì per svolgere, al servizio dello Stato, cioè di noi cittadini, attività tecniche e investigative soggette a norme, procedure scientifiche e garanzie processuali.

L'opinionismo offre maggiori libertà, consentendo di interpretare a sentimento, scegliere cosa dire, quando e come, persino l'abbigliamento più consono e l'opportunità di accavallare le gambe. La scienza, meno accomodante, pretende metodi verificabili e risultati controllabili, senza riguardo per la re-putazione degli operatori o il prestigio dell'uniforme, né occorre dimostrare la malafede di qualcuno per contestare la correttezza del suo operato.

Rammentiamo all'ex comandante Lago che fu proprio lui, il 17 gennaio 2018, a interpellare l'Ufficio legislazione del Comando Generale dell'Arma in relazione alle richieste della difesa Stasi di ottenere la documentazione scientifica. Nella comunicazione segnalava la rilevanza della questione, suscettibile di interessare l'intero Raggruppamento, e il rischio di contestazioni anche legali, dimostrando una consapevolezza della delicatezza della vicenda che mal si concilia con l'odierna disinvoltura.

Vale la pena ricordare che il Comando Generale richiamò le garanzie difensive e la necessità di motivare adeguatamente un eventuale diniego, che fu comunque mantenuto nonostante la Corte d'assise d'appello avesse già espresso il proprio nulla osta al rilascio della documentazione.

Oggi Lago dichiara che rifarebbe quella scelta, convinzione che può coltivare con tutto il trasporto che desidera, ma che, ai fini della verifica della legitti-mità del diniego, possiede il valore e lo spessore di uno strappo di carta da culo, per giunta già usata. La correttezza giuridica del suo operato e le eventuali responsabilità saranno valutate nelle sedi competenti, dove le certificazioni televisive di buona condotta non godono di particolare efficacia probatoria.

Sorprende che questa improvvida stagione di opinionismo sembri aver relegato in soffitta quella compostezza e quel riserbo che ci si attenderebbe da chi ha ricoperto incarichi militari di tanto rilievo, quasi che il congedo auto-rizzasse a trasformare la reputazione professionale in argomento scientifico e l'appartenenza a un reparto in una garanzia di correttezza retroattiva.

Sia infine tolto ogni alibi ai buontemponi, poiché non sono in discussione l'Arma dei Carabinieri o il RIS in quanto istituzioni, bensì specifiche condotte individuali, passate e presenti, la cui regolarità deve essere verificata senza indulgenze corporative. Saranno gli atti a dimostrare la correttezza del lavoro svolto, mentre eventuali irregolarità andranno accertate distinguendo gli errori dalle responsabilità individuali, ove sussistenti, senza trasformare la critica a singoli operatori in un'offesa all'intero corpo.

Il corporativismo, pertanto, potete risparmiarcelo o farne l'uso che preferite, personalmente tirerei fortissimo lo sciacquone, perché allo Stato, cioè a noi, interessano i fatti, i documenti e il rispetto delle norme, non l'insindacabilità dell'operato di qualcuno, men che meno quando la si pretende in nome di un'uniforme che, lungi dal sottrarre al controllo, dovrebbe imporre un supplemento di rigore.

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