Non ti scordar di lui
Non ci scordiamo di voi
C'è un personaggio che, nel racconto quotidiano del delitto di Garlasco, rischia di scomparire proprio nella sua veste più importante, quella dell'uomo nei confronti del quale la Procura di Pavia ha concluso le indagini per l'omicidio di Chiara Poggi, mentre la familiarità acquisita con studi televisivi, conduttori e opinionisti gli ha procurato il trattamento riservato alle celebrità, fra sorrisi e convenevoli che stridono con la gravità dell'accusa e con il contenuto dei suoi scritti e delle conversazioni intercettate.
Non si tratta di una scomparsa fisica, ché, ahinoi, continua a imperversare fra interviste, commenti e proclamazioni d'innocenza, con una verbosità ingessata quanto innaturale che contrasta con la ritrosia dimostrata nei confronti degli investigatori, ai quali, convocato il 6 maggio scorso, ha preferito non rispondere, esercitando una facoltà riconosciuta dalla legge.
Nelle agende e nei quaderni acquisiti dagli investigatori figurano sogni di stupri, accoltellamenti e aggressioni contro le donne; dall'esame dei dispositivi emergono ricerche pornografiche nelle categorie "stupro" e "incesto", fotografie intime ottenute dietro compenso e una ripresa clandestina sotto la gonna di una collega. Gli appunti riferiscono inoltre accessi a WhatsApp Web altrui, attraverso i quali, secondo i carabinieri, si procurava immagini intime senza autorizzazione, arrivando ad annotare che era "più bello rubarle che ottenerle".
Nelle intercettazioni del 2025 compaiono i soliloqui sulle tre telefonate all'abitazione dei Poggi, sul rifiuto di una donna di parlargli, sulla "bella stronza", sui filmati intimi di Chiara e Alberto e sul sangue presente nella villetta, con parole interpretate dagli investigatori come un possibile riferimento alla propria presenza sulla scena del delitto.
Quanto materiale per domande ben più impegnative delle impressioni sull'operato della Procura o dei giudizi sulla colpevolezza di Alberto Stasi che alcuni conduttori continuano a sollecitargli, lasciando inesplorati gli aspetti più inquietanti emersi dagli atti.
A Stasi, invece, da quasi vent'anni viene riservato un assedio mediatico nel quale comportamenti, abitudini e intimità sono stati vivisezionati senza riguardo, coinvolgendo perfino Chiara Poggi ed evocando contenuti informatici estranei al movente riconosciuto nella sentenza, pur di alimentare una rappresentazione mostruosa.
Piaccia o non piaccia ai simpatizzanti di Sempio, quello che ha scritto, ciò che popola la sua mente fa schifo e fa schifo a bestia a qualunque essere umano decente, ed è di questo che, al massimo, dovreste infarcire i vostri salotti di merda. Questo non fa di lui un assassino, ma avreste il dovere morale di stigmatizzare quelle fantasie, ricordando che lo stupro non è una variante del gusto sessuale, è un reato. Punto!
Neppure l'emersione delle analisi negative sui pedali, degli eluati distrutti, delle consulenze personologiche, delle e-mail di Luciano Garofano e dei verbali finiti a Parma sembra aver scalfito le convinzioni dei più tenaci sostenitori della condanna di Stasi, che riservano alla nuova inchiesta uno scetticismo difficilmente rintracciabile nelle loro valutazioni degli accertamenti del 2007.
Roberta Bruzzone ha richiamato le incongruenze attribuite al racconto di Stasi e le analisi delle scarpe e dei tappetini dell'automobile, contestando il significato del materiale genetico rinvenuto sulle unghie di Chiara e ribadendo nel luglio 2026 di ritenere già individuato l'assassino.
Piero Colaprico, dopo aver sostenuto che le nuove risultanze non allontanavano Stasi dalla scena del crimine, nel settembre 2026 si è cimentato in una dimostrazione televisiva sul dispenser del sapone, illustrando come il condannato avrebbe potuto maneggiarlo senza lasciare determinate impronte e attribuendogli una pulizia dell'oggetto, fino a ricostruire gesti che nessuno aveva osservato.
Massimo Lugli, a Zona Bianca, ha rimproverato agli avvocati di Stasi l'eccessiva frequentazione degli studi televisivi, suggerendo che avrebbero potuto dedicare quel tempo alla revisione, dispensando dal medesimo palcoscenico consigli sulla gestione del tempo altrui.
Tiziana Maiolo ha contestato l'impianto dell'inchiesta pavese, sollevando dubbi sulla consistenza degli indizi contro Sempio e sul rischio di un processo fondato su elementi insufficienti.
Gianluigi Nuzzi ha espresso riserve sulla revisione, insistendo sull'idoneità delle nuove risultanze a mettere in discussione la condanna.
Luciano Garofano, già comandante del RIS di Parma e consulente di Sempio, continua a dichiararsi convinto della colpevolezza di Stasi e a difendere gli accertamenti del reparto da lui diretto, mentre l'emersione di documenti non confluiti nel fascicolo processuale solleva interrogativi sul suo ruolo nella gestione e trasmissione dei risultati scientifici, anche rispetto agli incarichi affidati a Marino e Mattei.
Lo stesso Garofano aveva sostenuto che l'impronta 33 fosse anteriore al delitto, attribuendole una collocazione temporale che la sola identificazione dattiloscopica non consente di stabilire. La Procura di Pavia l'ha invece attribuita al palmo destro di Sempio attraverso quindici minuzie, delle quali la difesa ne riconosce cinque.
Alla traccia, individuata sulla parete della scala lungo la quale era stato trascinato il corpo di Chiara, si affiancano il materiale genetico ungueale compatibile con la linea paterna dell'indagato, le telefonate, le intercettazioni e la nuova ricostruzione medico-legale, nell'ipotesi accusatoria che ha condotto alla conclusione delle indagini del 28 settembre 2026.
Eppure, a diciannove anni dall'omicidio, parte dell'informazione continua a trattare Sempio come un commentatore della responsabilità di Stasi, ignorando gli scritti e le conversazioni dell'attuale indagato e seppellendo sotto il dileggio le indagini della Procura di Pavia.
La lista di queste gentili donne e di questi galantuomini è sin troppo lunga e documentata per esaurirsi nei nomi citati. A futura memoria annotiamo anche gli altri protagonisti dell'iperpresenzialismo televisivo, affinché resti testimonianza di ciò che hanno detto, come e dove.
Grazia Longo, il 5 febbraio 2026 a Mattino Cinque, ha espresso soddisfazione per il cambio di difensore di Sempio, criticando le ipotesi alternative avanzate da Massimo Lovati.
Marco Oliva, ospite ricorrente di Quarto Grado, è intervenuto sulle risultanze dell'inchiesta e sulla ricostruzione del delitto, suscitando contestazioni pubbliche per alcune valutazioni su Stasi e Sempio.
Domenico Aiello, avvocato dell'ex procuratore Mario Venditti, a Quarto Grado il 15 maggio 2026 ha giudicato insufficienti gli elementi della nuova informativa per sostenere la revisione della condanna, negando all'impronta 33 il valore di prova nuova ed esprimendo valutazioni critiche sulla difesa Stasi.
Valter Biscotti, a Verità nascoste il 16 settembre 2026, ha giudicato anomala la decisione di Stasi di recarsi dai carabinieri dopo il ritrovamento del corpo di Chiara anziché tentare di soccorrerla, suscitando la contestazione di Giada Bocellari, oltre a esprimere valutazioni critiche sulla difesa Stasi.
Fra le presenze televisive figurano anche Massimo Picozzi, Carmen Pugliese, Paolo Colonnello, Alessandra Viero, Gian Luigi Tizzoni, Francesco Compagna, Paolo Reale e Marzio Capra, intervenuti a diverso titolo nel racconto di Garlasco. Le loro dichiarazioni meritano un repertorio di date, trasmissioni e parole, distinguendo le posizioni espresse dalla semplice presenza in studio.
Dopo tante ore trascorse a pronunciarsi sulle vite altrui, sarebbe un peccato perdere la memoria di quanto ciascuno ha sostenuto davanti alle telecamere.
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