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Prima ancora di indagare ...

ovvero della pista che non doveva esistere

Prima ancora di indagare ...
Prima ancora di indagare ... Silent Jo

Il ruolo della Barbaini mi è sempre sembrato molto singolare, per come lo abbiamo intravisto attraverso l’informativa delle nuove indagini in corso. Mesi addietro, prima ancora di ampliare la mia conoscenza della vicenda, avevo elaborato alcuni appunti. Quello che segue ne è un frammento.

[omissis] Ancora più significativo è il tema degli “Appunti” attribuiti alla Procura Generale di Milano nel gennaio 2017. L’informativa riferisce di una nota del 17 gennaio 2017, non firmata, redatta dall’allora sostituto procuratore generale Laura BARBAINI, definita “del tutto inedita” e “non presente nel fascicolo processuale presso la Procura di Pavia”.

In quella nota, prima ancora che la pista Sempio fosse realmente sviluppata in modo pieno, irrompe la BARBAINI con quella premessa metodologica, o meglio “ideologica”, durissima contro Stasi, accusato dalla Barbaini di avere sempre scelto cosa mettere o non mettere a disposizione degli investigatori e di continuare anche allora a tentare di condizionare l’azione investigativa.

Va senza dire che in quello stesso documento Sempio viene invece sostanzialmente escluso come alternativa razionale, sostenendo che non avrebbe mai avuto alcuna collocazione nella vita di Chiara e che l’ipotesi dell’amico del fratello sarebbe priva di razionalità e plausibilità pratica. Giudice, giuria e boia?

Ad ognuno il suo campo ma, è davvero impossibile concepire l’idea che un ragazzotto che, sebbene non naturalmente in rapporto con la vittima, trattandosi della sorella maggiore del proprio amico, possa avere sviluppato lentamente un interesse per quella ragazza dagli occhi profondi come il mare?

Davvero una simile esclusione poteva fondarsi su una lettura così netta, mantenendo Stasi al centro della scena e collocando Sempio fuori dal perimetro della plausibilità investigativa sulla base di una valutazione che, almeno a leggerla oggi, appare più impressionistica che suffragata da indagini e approfondimenti?

Anche per questo capitolo, mi auguro che si arrivi ad una piena ricostruzione delle responsabilità, se e quando la verità emergerà chiarendo il ruolo di chiunque abbia gravitato attorno alla vicenda di Garlasco.

La vicenda, già grave, diventa assolutamente paradossale perché, mentre emerge un procedimento nato formalmente per verificare la fondatezza di una possibile pista alternativa e mentre quella pista dovrebbe teoricamente essere ancora tutta da esplorare, compaiono appunti interni che indicano come, di fatto, vi sia già un orientamento tutto incentrato a demolirne preventivamente la plausibilità, in un contesto già alterato dalla diffusione illecita di notizie riservate e dalla successiva emersione delle responsabilità di Pappalardo nella gestione abusiva delle informazioni investigative.

Il giudizio contenuto negli “Appunti” del gennaio 2017 non viene costruito soltanto su elementi tecnici o investigativi, ma su valutazioni relazionali e quasi psicologiche che appaiono del tutto personali. In quei passaggi si arriva difatti a sostenere che le modalità di ingresso nell’abitazione e la violenza dell’aggressione presupporrebbero un rapporto di estrema confidenza, un coinvolgimento affettivo quotidiano ed una familiarità tale da poter riferirsi, secondo quella lettura, esclusivamente ad Alberto Stasi. Io ho interpellato anche le parolacce ma pure loro si sono rifiutate di esprimersi.

Una inferenza enorme, un teorema emotivo-relazionale elevato a filtro investigativo ed il problema non è soltanto il contenuto dell’argomentazione, ma il momento in cui compare, ovvero non al culmine di un pieno sviluppo della pista alternativa, ma mentre quella pista dovrebbe ancora essere oggetto di verifica investigativa. Iddio dammi la pazienza che sennò mi tocca cercare un penalista.

Dalla lettura dell’informativa del 2026 ma, soprattutto, dei contenuti delle conversazioni tra Chiara Poggi e Alberto Stasi richiamate negli atti, affiora una immagine della loro relazione radicalmente diversa da quella che per anni è stata sedimentata nel racconto pubblico del caso [omissis]

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