A tutto campo
L’avvento di un esperto nel dibattito attorno a un grande caso giudiziario è sempre salutato con jubilo et gaudio, e ci si affida all’altrui sapienza per imparare a distinguere un dato dalla sua percezione, ciò che quel dato consente davvero di affermare da quanto resta invece soltanto possibile.
L’esperto cattura l’attenzione guidandoci attraverso passaggi che, per il comune mortale, hanno il sapore di una peperonata alle sei del mattino, riuscendo a renderli digeribili.
Ma se, palla al piede, inizia ad avanzare dalla propria zona in cui nessuno gli contesta il possesso, smarcandosi dalla disciplina, accennando una finta alla Messi e lasciando sul posto il primo confine per svicolare in campo aperto e proseguire l’azione, noi non capiamo!
In campo compare Totti che vede il corridoio e verticalizza spostando il gioco dalla scienza alla strategia, Del Piero riceve al limite e con una finta si porta sulla scelta difensiva, mentre CR7 attacca la profondità delle previsioni processuali, finché ci si ritrova in area a parlare di vantaggi, recuperi e partite che sembrano già prendere una certa piega.
Attraversando ogni zona, il giocatore finisce per procurarsi il rigore, calciarlo, indossare i guanti di Buffon per pararlo e convalidare pure il gol, sedendosi infine sulla poltrona di 90° Minuto per raccontare il processo prima ancora che il processo abbia aperto le prevendite.
Conoscere molto bene il gioco permette di vedere traiettorie che dagli spalti sfuggono, anticipare le mosse e persino intuire dove possa aprirsi uno spazio, ma avanzando di reparto in reparto l’autorevolezza conquistata nella propria zona può finire per seguirci anche altrove, facendo dimenticare che un ottimo centrocampista non può vestire contestualmente i panni di Bearzot, dell’arbitro e accomodarsi pure in sala VAR, ça va sans dire, uno e trino pure colà.
Un dato può suggerire una traiettoria e la sua interpretazione può far intuire dove finirà il tiro, ma la conclusione arriva soltanto quando il pallone ha davvero oltrepassato la linea, perché urlare “gol” qualche secondo prima può anche rivelarsi esatto, ma non trasforma la previsione in un risultato già acquisito.
La parte elegante della competenza sta forse proprio nel vedere prima senza avere bisogno di anticipare il fischio, lasciando viaggiare il pallone finché siano il campo e il risultato, non la telecronaca, a dire come sia finita, senza indurre taluni a battere anzitempo in ritirata verso gli spogliatoi col rischio che, frattanto, l’altra squadra abbia ripreso a calciare.
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