Come si spiega l’ostinazione della Barbaini?
Di luciferine requisitorie e di documentazione restituita
A seguito dell’ordine di esibizione disposto il 10 settembre 2026 dalla Procura di Pavia, nei faldoni conservati presso i RIS di Parma sono stati ritrovati i risultati di due corse negative effettuate il 20 settembre 2007 sui campioni prelevati dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, insieme ad altro materiale fino ad allora sconosciuto, tra cui una nota manoscritta attribuita ad Alberto Marino relativa a un test OBTI negativo e diverse comunicazioni intercorse tra l’allora comandante del RIS, Luciano Garofano, e altri soggetti.
Mentre si attendono le determinazioni della Procura sull’eventuale rinvio a giudizio di Andrea Sempio e gli sviluppi della revisione per Stasi, per iniziativa della Procuratrice generale Nanni o dei difensori, gli avvocati Bocellari e De Rensis, sembrerebbe esserci poco da esaminare.
Eppure, qualche documento continua a emergere, come accaduto ieri nella puntata di Ore 14 Sera del 22 ottobre, durante la quale è stata mostrata una nota del 7 maggio 2013 con cui la Procura generale di Milano restituiva ai RIS di Parma il materiale probatorio cartaceo precedentemente consegnato dal maggiore Alberto Marino per la trattazione del processo d’appello nei confronti di Stasi.
Il documento si aggiunge alle attestazioni delle convocazioni di Marino presso la stessa Procura il 7, 10 e 14 novembre 2011 e assume oggi un rilievo particolare, alla luce di quanto ritrovato nei faldoni conservati a Parma, dai quali sono emersi risultati estranei agli atti processuali e sconosciuti alle difese fino al 2025-2026.
La questione riguarda il contenuto dei fascicoli restituiti, perché sappiamo quale miniera di informazioni fosse custodita presso i RIS, ma non se la documentazione consegnata alla Procura generale di Milano comprendesse anche quelle analisi negative.
È doveroso accertare che cosa la Barbaini avesse ricevuto, visto e letto, perché, se quei risultati erano presenti, dovrà chiarire quale valutazione ne avesse tratto prima di sostenere l’accusa nel giudizio d’appello conclusosi con la condanna di Stasi; se invece mancavano, bisognerà stabilire chi avesse predisposto i fascicoli e perché fossero incompleti. Conosciamo le date dei viaggi di Marino a Milano, ma non sappiamo se si fosse occupato personalmente della collazione della documentazione destinata alla Barbaini, quasi fosse un Re Magio incaricato di portare oro, incenso e mirra, con o senza gli esiti negativi.
Una comunicazione del 25 marzo 2014 documenta che Marino riferiva al colonnello Lago gli esiti delle analisi sul bagno di casa Poggi, indicando per il sifone un Combur dubbio, un OBTI negativo e un DNA negativo, mentre i campioni prelevati dal miscelatore avevano restituito Combur negativi.
Nella ricostruzione accusatoria sappiamo, invece, con quanta foga luciferina la Barbaini descrivesse come Stasi si sarebbe lavato nel bagno le mani sporche di sangue, senza che di quel presunto lavaggio fosse stata raggiunta alcuna dimostrazione scientifica.
La posizione della Barbaini si fa ancora più critica alla luce di quanto accadde nel gennaio 2017, quando, appena aperta una nuova indagine su Andrea Sempio, indirizzò a Mario Venditti una nota di tredici pagine nella quale sosteneva che Stasi avesse sempre cercato di condizionare gli investigatori e continuasse a farlo, negando all’ipotesi alternativa riguardante Sempio ogni razionalità e plausibilità pratica.
Una presa di posizione tranchant, ben lontana da una prudente valutazione delle nuove risultanze investigative, alla quale si aggiungono le parole emerse dalle intercettazioni illustrate durante la trasmissione. In una conversazione familiare del 14 maggio 2025, Giuseppe Poggi attribuiva alla Barbaini il suggerimento di presentare un esposto alla Procura generale di Milano affinché intervenisse sull’indagine pavese, mentre in un’altra intercettazione Venditti ricordava la magistrata come propria consulente, riferendo che lo spingeva a chiedere l’archiviazione del procedimento Sempio.
La requisitoria del 2014, la nota del gennaio 2017 e le dichiarazioni intercettate delineano una continuità che rende difficile comprendere tanta ostinazione senza conoscere le informazioni di cui la Barbaini disponeva, soprattutto quando intervenne per contestare l’ipotesi investigativa riguardante Sempio, dopo avere ottenuto la condanna di Stasi.
Durante il confronto televisivo qualcuno ha evocato un grande complotto, quasi che individuare omissioni, selezioni documentali o responsabilità individuali presupponesse un accordo tra magistrati e investigatori, mentre la questione è assai più concreta e riguarda la corrispondenza tra i fascicoli consegnati a Milano, quelli restituiti a Parma e il materiale acquisito dalla Procura di Pavia.
Sarebbe sufficiente ricostruire quel percorso documentale per sapere se i risultati negativi fossero rimasti esclusi dalla documentazione destinata alla pubblica accusa oppure fossero già nella sua disponibilità, perché l’eventuale conoscenza di quegli accertamenti da parte della Barbaini imporrebbe di rileggere sotto una luce ben diversa non soltanto la requisitoria del 2014, ma anche il suo intervento del gennaio 2017.
E sarebbe singolare scoprire che proprio chi accusava Stasi di avere condizionato gli investigatori avesse conosciuto risultati scientifici rimasti invece sottratti alla valutazione dei giudici e delle difese.
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