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Di eroi sbagliati e di guerre civili da tastiera

Di eroi sbagliati e di guerre civili da tastiera Silent Jo

Maria Ferraro, 86 anni, di Mappano, per la terza volta riconosce una truffa, avverte i carabinieri, regge il gioco, lascia entrare il truffatore in casa e contribuisce a farlo arrestare.

Tante ultimamente le storie di arzilli anziani capaci di sventare una tra le più odiose truffe, costruite ad hoc per fare leva sulla paura, sull'affetto per figli e nipoti e sulla fragilità di chi dovrebbe essere, secondo lo stereotipo, la vittima perfetta.

Nei liquami della cronaca avevo da poco metabolizzato la vicenda di Anna Rosa Bartolotta, quattro anni e mezzo, morta a Palermo di difterite, non vaccinata perché i genitori erano convinti che una vaccinazione avesse provocato l'autismo di un cuginetto e finiti indagati per omicidio colposo nell'ipotesi che proprio l'omessa vaccinazione abbia determinato la morte della bambina.

Il raffronto con gli 86 anni di Maria Ferraro è impietoso, perché la donna che anagraficamente dovrebbe appartenere alla generazione più esposta all'inganno riconosce una storia falsa costruita per terrorizzarla, ne coglie le incongruenze e chiama i carabinieri, mentre due adulti molto più vicini al nostro tempo hanno rifiutato uno strumento della medicina moderna sulla base della vecchia e smentita associazione tra vaccini e autismo.

Li immagino, io sì impietosamente, mentre si documentano su Internet saltando tra un video, una chat Mamme Pancine, le lezioni del santone digitale e il cugino dell'amica che conosce quello a cui "è successo davvero", perché avere tutto lo scibile umano in tasca non impedisce affatto di affidarsi alla fuffa.

Abbiamo sbagliato eroi, decisamente, e forse anche la gerarchia dell'ammirazione.

A stento trattengo il disgusto per il proliferare di notizie inutili, ma utilissime a macinare click e risse da web, con titoli confezionati per sottolineare una nazionalità quando serve, ometterla quando scatenerà il commento opposto, mettere fascisti contro comunisti, italiani contro stranieri, poveri contro poveri, mentre il fatto scompare e resta la guerra civile da tastiera.

Posso comprendere, non giustificare, quella rabbia stupida e manipolata, ma faccio molta più fatica davanti ai cuoricini sotto le vite dei vip, al tifo per patrimoni che si moltiplicano, all'entusiasmo per ville, Ferrari, feste e vacanze di personaggi che vivono in una dimensione sideralmente lontana da quella di chi li applaude.

Penso agli idoli della canzone, prodotti di una fabbrica della celebrità capace di trasformare campane stonate, testi inesistenti e personaggi di modestissima consistenza in miti contemporanei, mentre milioni di persone sgobbano un'intera vita dovendo stare attente persino a quanta aria respirano per non ammalarsi e, ciò nonostante, partecipano entusiaste alla rappresentazione di quell'opulenza.

L'invidia sociale non migliorerà il mondo, ma nemmeno l'adorazione, tanto più quando chi fa i conti con stipendio, mutuo, bollette e spesa finisce per magnificare esistenze che non vivrà mai, alimentando con click e commenti il fatturato di qualcun altro.

Forse basterebbe guardare un po' meno chi canta, palleggia o mostra cabine armadio e un po' di più una signora di 86 anni che usa la testa, per ricordarci che notorietà e valore non sono la stessa cosa.

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