Dietro l’etichetta Garlasco
Strange how my heart beats
To find myself upon your shore
Strange how I still feel
My loss of comfort gone before
Cool waves wash over
And drift away with dreams of youth
So time is stolen
I cannot hold you long enough
And so, this is where I should be now
Days and nights falling by
Days and nights falling by me
I know of a dream I should be holding
Days and nights falling by
Days and nights falling by me
Soft blue horizons
Reach far into my childhood days
As you are rising
To bring me my forgotten ways
Strange how I falter
To find I'm standing in deep water
Strange how my heart beats
To find I'm standing on your shore
Scrivo con On Your Shore di Enya in sottofondo, forse perché accompagna senza invadere pensieri che, parlando di Garlasco, vorrei riportare anzitutto alla persona dalla cui morte tutto ha avuto origine, Chiara Poggi, anzi, la Dottoressa Chiara Poggi.
Insisto in questa rettifica perché quella brillante e bellissima ragazza, sottratta troppo presto alla vita e all’affetto dei suoi cari, sembra ormai soffocare dietro un’etichetta che ha consegnato un paesino alla memoria collettiva per i terribili eventi che vi si sono consumati, mentre il nocciolo della questione resta la sua storia tragica.
Ci si riferisce a lei semplicemente come Chiara Poggi, dimenticando che si era laureata e stava muovendo i primi passi nel mondo del lavoro; ha studiato, si è spesa e allora tributiamole il riconoscimento che le compete, chiamandola Dottoressa Chiara Poggi.
Quell’etichetta si è intanto dilatata fino a comprendere molto più di un caso giudiziario, trasformandosi in un ecosistema popolato da giornalisti, avvocati, consulenti, youtuber, podcaster, gruppi Facebook, fanpage e appassionati che, in una convivenza sempre più problematica, producono ogni giorno contenuti sufficienti a scoraggiare il più volenteroso degli archivisti.
I social servono anche a confrontarsi, recuperare documenti, incrociare informazioni, correggere errori e scovare ciò che altrove era passato inosservato; se un pregio va loro riconosciuto è proprio l’accesso alla documentazione e a una pluralità di fonti e competenze che consentono, quasi vent’anni dopo, di provare a capire cosa sia accaduto quel giorno senza limitarsi a ingurgitare ciò che veniva calato dall’alto, ma verificando, per quanto possibile, il materiale originario.
Non significa auspicare che orde di incompetenti si improvvisino esegeti dell’omicidio della Dottoressa Chiara Poggi, bensì riconoscere che anche fuori dai recinti tradizionali esistono persone capaci di comprendere un documento, confrontarlo con altri e formarsi un’opinione propria.
È in questo marasma che, come nel Monopoli, compaiono Imprevisti e Probabilità, perché chi nasce narratore e scopre di essere seguito può finire per cambiare pelle quando consenso, condivisioni, inviti e magari qualche informazione ricevuta in anteprima cominciano a pesare più del previsto, fino a rendere meno netto il confine tra visibilità e autorevolezza.
Buon pro faccia il successo a quanti riescono a conquistarsi un pubblico, ma resto interdetta dal processo attraverso il quale il seguito può tradursi in un’autorevolezza che dovrebbe poggiare su basi diverse; continuo a preferire un percorso meno appariscente, fatto di ricerca, confronto, dubbi, ripensamenti e libertà di formarsi un’opinione propria, per poi scrivere ciò che si è osservato con occhi propri.
Frattanto, nei diversi spazi di discussione si formano consuetudini, affinità, collaborazioni e criteri di selezione, nihil novi finché restano coerenti con l’idea di confronto dichiarata; qualche dissonanza affiora quando la circolazione sembra dipendere meno dal valore del contenuto che dal circuito dal quale proviene.
La televisione insiste a sua volta su Garlasco fino alla saturazione, trasformandolo quasi in un format permanente nel quale temi, ospiti e frammenti migrano da un programma all’altro, mentre social e TV si rilanciano a vicenda in una rincorsa all’overkilling; la quantità, che non è garanzia di qualità, moltiplica così argomenti già affrontati, ricostruzioni smentite, supposizioni sedimentate fino a sembrare notizie e follower scambiati per certificati di competenza.
Forse è questo il cortocircuito più curioso della stagione social di Garlasco, migliaia di persone erano arrivate per discutere delle fonti e alcune, strada facendo, hanno cominciato a contendersi il privilegio di diventarlo; a me non resta che coltivare la postura Zen e volgere speranzosa lo sguardo a Nord-Ovest, attendendo che il santuario delle verità attese dalla Procura spalanchi finalmente le porte.
Questo è uno spazio personale e indipendente, i contenuti nascono da fonti, documenti, dichiarazioni e osservazioni dell’autore. È sempre gradita l’indicazione dell’autore e della fonte, preferibilmente con link diretto all’articolo originale.
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