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Nuzzi e la verità nel montaggio

Tra verità in tasca, aureole intermittenti e il montaggio che si smonta

Nuzzi e la verità nel montaggio
Nuzzi e la verità nel montaggio Silent Jo

L’esordio di Quarto Grado nella puntata del 28 agosto segna il ritorno di Nuzzi in versione Torquemada, intento a trascinare Alberto Stasi davanti a una Corte superiore non contemplata dal nostro ordinamento, ma perfettamente operativa nella liturgia televisiva del conduttore, pronta a celebrare una revisione al contrario e a trasformare, sul piano mediatico, la condanna del dottor Stasi in un fine pena mai, decretando l’avvio dei riti sacrificali con l’audio della chiamata al 118, accompagnato da una colonna sonora stracciagonadi sulla quale soprassiedo, per decenza.

Nella puntata del 28 agosto, il punto sul quale vale la pena soffermarsi arriva quando Nuzzi introduce l’atto presentato da Stefania Cappa e, prima di lanciare una registrazione, mette la mano sotto la giacca, all’altezza del cuore, assicurando allo spettatore di non avere la verità in tasca. Ha ragione, perché nel prosieguo della puntata mette in scena una verità costruita attraverso il montaggio, avendo già deciso che cosa quella registrazione debba dimostrare.

Secondo l’atto, alcune persone avrebbero ordito una macchinazione per orientare le indagini contro Stefania Cappa e Nuzzi annuncia, quasi en passant, che a dimostrarlo vi sarebbe una telefonata tra Chiara Ingrosso, l’avvocato De Rensis e De Giuseppe de Le Iene. La deformazione comincia prima dell’ascolto, perché la ricostruzione che segue è di De Giuseppe, che sostiene di avere un’idea ben precisa di come siano andate le cose, colloca Stefania Cappa nella casa e parla di Bertani, della madre, della bicicletta e del ceppo segato. De Rensis interviene, ma non fa propria quella ricostruzione.

Nuzzi, però, lo ha già messo dentro, nella dimostrazione intendo dire, trasformandone la presenza nella telefonata in una s.u.g.g.e.s.t.i.o.n.e. di compartecipazione e incorporando il difensore di Alberto Stasi nelle convinzioni espresse da un’altra persona. La premessa funziona da lubrificante narrativo per una conclusione che, nei frammenti trasmessi, l’audio non avvalora. Il problema non è De Giuseppe, ottimo professionista che espone una propria lettura della vicenda, ma ciò che Nuzzi fa delle sue parole, offrendo quella telefonata tra i tre quale elemento dimostrativo della presunta macchinazione. Una differenza non sottile, bensì a.b.n.o.r.m.e.

Ingrosso, in studio, aggiunge un elemento surreale, spiegando che la chiamata proveniva dal telefono di De Rensis e che era stato lui a passarle De Giuseppe, circostanza che le avrebbe fatto aprire gli occhi. Come se il telefono dell’avvocato, per una curiosa proprietà transitiva, potesse fungere da rappresentante del suo pensiero e trasformare in posizione di De Rensis qualsiasi cosa venisse detta da chi ne utilizzava l’apparecchio. Si sa, le alitate s’impregnano del pensiero del proprietario del telefono, esistono documentatissimi studi scientifici al riguardo.

Io, che sono malpensante, sull’apertura degli occhi di Ingrosso mi chiederei piuttosto se non abbia avuto qualche importanza chi le stava accanto, perché, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, quella telefonata venne registrata mentre Ingrosso si trovava a casa di Stefania Cappa e alla presenza della stessa Stefania Cappa. Il contesto, mi consenta, non è ornamentale. Quanto si ascolta del buon Felsineo va, peraltro, in altra direzione, poiché invita Ingrosso a parlare con la presunta testimone, a non lavorare sulle frasi riferite da altri e ad andare alla fonte. Se esistono altri audio nei quali aderisce alla ricostruzione di De Giuseppe, li si facciano ascoltare, ché in quelli trasmessi questa adesione non si sente.

L’operazione di montaggio della verità prosegue con Chiara Ingrosso, alla quale mancava soltanto un’aureola con lucine a intermittenza. L’operazione Madonna di Lecce fallisce per chi ascolti la telefonata senza il libretto d’istruzioni della voce narrante, impegnata a dipingerla dubbiosa, prudente e intimorita dalle querele. Peccato che una telefonata abbia anche un tono, un colore, un movimento. Ingrosso ride, scherza, blandisce e provoca De Giuseppe su Marchetto con quel confidenziale e induttivo il tuo best friend, dai, ricevendo un netto no, no, l’ho mollato da un pezzo.

Il tono crea familiarità, abbassa la tensione e accompagna l’interlocutore a continuare. Se volessi usare un termine più coriaceo direi che, in alcuni passaggi, rasenta il turlupinatorio, ma l’induzione è percepibile senza bisogno di aggiungere altro. Curioso, peraltro, che proprio De Rensis, stando a quanto lui stesso ha raccontato in televisione, fosse stato chiamato cucciolo da Ingrosso in un messaggio, appellativo singolare per un uomo che tutto mi pare fuorché un cucciolo.

Je vous en prie, non parlateci di tecnica giornalistica, perché il problema nasce quando Quarto Grado espunge questa componente e confeziona Ingrosso come la cronista riluttante che, proprio malgrado, si imbatte in una trama inquietante, tacendo il contesto nel quale quella telefonata nasce.

C’è poi il minuto 2.54 del segmento pubblicato da Quarto Grado, dove Ingrosso dice beh però pure io che lo metto in onda e, nel completamento della frase sulla responsabilità editoriale, al mio ascolto la continuità sonora cambia nettamente. Disturbo, resa della voce e ambiente sembrano mutare come se quel segmento fosse stato innestato. Non affermo che sia stato manipolato, affermo che la cesura impone l’ascolto del file originale e continuo, tanto più perché quel completamento rafforza l’immagine della Ingrosso prudentissima costruita dal servizio.

Quegli audio erano diventati spettacolo ben prima di agosto. Il 6 marzo Quarto Grado mandava in onda Roberta Bruzzone mentre evocava una presunta regia, il 20 marzo la comunicazione ufficiale del programma li dava per ricevuti e depositati alla Procura di Milano, mentre il deposito formale veniva comunicato il 23 aprile. La narrazione televisiva correva più veloce degli atti e preparava il terreno sul quale quegli audio sarebbero atterrati.

Resta un ultimo filo che vorrei seguire, perché Tizzoni ha dichiarato di avere appreso la sera del 24 maggio 2022, da fonti giornalistiche, dell’ingresso di De Rensis nella difesa di Stasi, mentre oggi sappiamo che De Rensis vi era entrato già nel gennaio 2022, inizialmente per occuparsi delle memorie conclusive del ricorso alla CEDU, prima che il suo ruolo si estendesse alla vicenda Garlasco, tanto che lo stesso Tizzoni ha riconosciuto come la notizia potesse circolare da tempo.

La telefonata del gennaio 2026 documenta un canale diretto fra De Rensis e Ingrosso, ma da quando esistesse quel canale, che cosa Ingrosso sapesse negli anni precedenti e se vi sia qualche relazione con le fonti giornalistiche evocate da Tizzoni non lo sappiamo, né appare necessario fingere di conoscerlo, benché qualche puntino meriti di restare sul foglio, soprattutto considerando che, ad oggi e fermo l’ascolto di quanto trasmesso, continua a mancare proprio il passaggio che dovrebbe mostrare la macchinazione annunciata prima ancora di premere play.

Si sentono le convinzioni di De Giuseppe, una Ingrosso eloquentemente induttiva e De Rensis senza che, nei frammenti trasmessi, lo si senta aderire alle tesi di De Giuseppe, mentre il montaggio procede accompagnato da parole incaricate di spiegare allo spettatore che cosa debba capire, cosicché la prova della regia continua a non sentirsi e, quando la prova non dimostra ciò che è stato annunciato, il montaggio non può essere chiamato a sopperirvi.

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Silent Jo

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Commenti

Un iscritto

Un piacere leggerti!

12d

Ti ringrazio per aver letto

Sono solo parole che uso per ragionare e commentare gli eventi <3

11d
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