Garantismo non è normalizzare stupro, violenza e ciò che vi ruota intorno
Il montaggio non è né neutro né innocente
Fantasticare la costrizione non vuol dire voler essere stuprati, ma richiamare fantasie coercitive espresse in un forum come contrappeso a scritti nei quali lo stupro viene descritto come espressione della forza biologica maschile significa sovrapporre piani diversi fino a costruire un’equivalenza che non esiste. #senzaseesenzama
I pensieri non si puniscono, dunque nulla quaestio sul richiamo di Liborio Cataliotti a cogitationis poenam nemo patitur. Un principio di diritto penale, però, fissa il confine della punibilità, non rilascia certificati di normalità e lo stupro resta un reato, mai una variante dei gusti sessuali.
Gli elementi raccolti dalla Procura nell’indagine che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi mi appaiono vieppiù consistenti e hanno rafforzato il mio convincimento che nei confronti di Alberto Stasi si sia consumato un errore giudiziario.
Una ricerca in rete, una frase in un diario o una fascinazione non trasformano Sempio nell’assassino, perché servono prove, riscontri e contraddittorio; tuttavia, la presunzione di innocenza non obbliga a considerare normale tutto ciò che gli viene attribuito.
Secondo Giallo, sulla base dell’informativa investigativa, non si tratterebbe di episodi occasionali. Nel n. 32 del 12 agosto vengono riportate navigazioni su stupri, incesto, violenza sulle donne, predatori sessuali, torture e decapitazioni, oltre a materiale pornografico e violento; su Italian Seduction un intervento attribuito a Sempio descrive lo stupro, "dal punto di vista di biologia, evoluzione e riproduzione", come dimostrazione della forza maschile. Nei nn. 25 e 23 si aggiungono un documento su Issei Sagawa, ricerche su torture e omicidi e il CD-ROM con Bloody Park.
Se nulla di questo prova l’omicidio, non è neppure la versione appena più colorita di ciò che troveremmo nel telefono di chiunque. No way.
Nella puntata di Quarto Grado dell’11 settembre quel materiale è stato trattato insieme a estratti di conversazioni cui partecipavano donne che, sullo stesso forum, raccontavano fantasie coercitive, compresa la frase "la fantasia non è sempre desiderio".
Verissimo, ma proprio per questo bisognava distinguere e sottolineare la differenza, perché una fantasia di coercizione non equivale a descrivere lo stupro come manifestazione naturale della forza maschile.
Nuzzi ha parlato di "frasi da pelle d’oca" e Cataliotti, pur definendole disapprovabili, ha richiamato la distanza fra pensiero e azione, sostenendo che Sempio indossasse una sorta di maschera per compiacere i propri interlocutori.
Nel legittimo esercizio della difesa, mi permetto però di dire all’ottimo Cataliotti che una maschera può spiegare il personaggio, non cancellare ciò che quel personaggio ha scritto, giacché il suo assistito non si stava sdilinquendo nell’elencare i propri gusti preferiti di gelato.
Diversa e ultronea la linea di Tiziana Maiolo che su Garlasco era passata dai dubbi sulla condanna di Stasi a una critica sempre più dura nei confronti della Procura di Pavia e, soprattutto, della difesa Stasi, arrivando a sostenere che i suoi avvocati "paiono loro i veri pubblici ministeri contro Andrea Sempio".
Su quella stessa linea, in studio si è detta, "come donna e come femminista", "assolutamente indifferente a tutto ciò" aggiungendo che, aprendo "i cellulari di tutti i maschi italiani", se ne troverebbero "di tutti i colori".
Mi chiedo che gente conosca e frequenti e, contestata con veemenza da più presenti, alle obiezioni ha avuto l’ardire di rincarare la dose, invitandoli più volte a "non fare le verginelle", fino a dichiarare di preferire il maschio "politicamente scorretto" a quello politicamente corretto.
Sebbene simili contenuti non trasformino automaticamente qualcuno in stupratore o assassino, da questa ovvietà non discende minimamente che siano comuni, innocui o normali. La non punibilità non equivale all’irrilevanza, una presunta diffusione non diventa normalità e neppure il brocardo più raffinato può colmare questo salto ardito.
Le reazioni hanno oltrepassato i social e Simona Ruffini ha annunciato una lettera a Quarto Grado, alla Commissione Pari Opportunità e alla Commissione parlamentare sul femminicidio.
Pochi mesi prima avevamo già sopportato la frase pronunciata a Porta a Porta secondo cui "ognuno di noi sogna lo stupro", definita dalla Commissione Pari Opportunità e dall’esecutivo dell’Ordine dei giornalisti "pericolosa e inaccettabile", proprio perché capace di banalizzare la violenza sessuale.
Dunque delle raccapriccianti uscite della Maiolo nella loro pretesa di normalizzazione, avremmo fatto volentieri a meno perché, francamente, di questa roba ne abbiamo i coglioni stracolmi.
La distinzione fra conduzione e parole dell’ospite resta netta, perché sarebbe scorretto attribuire a Nuzzi la posizione di Maiolo, che ha apertamente contestato; questo, però, non esaurisce il problema, dal momento che una trasmissione sceglie materiali, montaggio e accostamenti e proprio da queste scelte nasce una responsabilità editoriale, distinta da eventuali profili civili o penali.
La consulenza di Roberto Catanesi stabilirà quale peso attribuire al materiale personologico, ma se il garantismo impone che Andrea Sempio non sia considerato colpevole senza prove, non impone certo l’accettazione supina di una dichiarazione di normalità su tutto ciò che gli viene attribuito.
Difendere un indagato dall’accusa di omicidio è garantismo, ma far scivolare stupro, violenza e ciò che vi ruota intorno nell’ordinaria amministrazione è un’altra cosa.
Not in my name.
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