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La cassa di risonanza risponde in proprio: De Rensis annuncia la fine della franchigia

La cassa di risonanza risponde in proprio: De Rensis annuncia la fine della franchigia
La cassa di risonanza risponde in proprio: De Rensis annuncia la fine della franchigia Silent Jo

"Il problema è questo, dottor Infante. Io per tre mesi ho subito un attacco vergognoso a seguito di un piano diabolico. Ricordo che questa signora fingeva di aver paura dell’avvocato Cappa quando mi registrava, sembra anche mentre si trovava a casa della stessa, verrà appurato. Io ho dato le risposte, ci sono dei colleghi in studio, che dà un galantuomo e un avvocato correttissimo da un punto di vista deontologico. Le dico: se è stata sentita dall’autorità giudiziaria, devi andare via, non la devi sentire.

Vede, probabilmente questa persona è stata caricata come un proiettile impazzito da qualcuno che le ha fatto credere che può compiere quotidianamente dei reati e rimanere impunita. Io ho cercato fino a ieri sera di controbattere con l’ironia, ora sono stato obbligato dal professor Carlo Berti, dall’avvocato Monia Aquili, dall’avvocato Paolo Rossi [...] ad agire."

Quindi adesso ho finito il tempo dell’ironia. Questa persona comprenderà che nel territorio italiano i reati non si possono compiere rimanendo impuniti. E dico di più, dottor Infante, e mi permetto di usare la sua trasmissione, visto che lei è condirettore di VideoNews

Qualunque mezzo di informazione dovesse fare da cassa di risonanza al compimento di reati, cioè che io venga diffamato, che si distorcano le mie parole, che vengano fatte allusioni, sarà perseguito senza indugio, perché il momento, il tempo dell’ironia è finito.

Io ho subito tre mesi non piacevoli, dove sono stato molto infastidito e anche dispiaciuto. Ho avuto poche persone a fianco che mi sono state molto solidali, ho subito sorrisini, battutine, risatine, allusioni. Ora basta.

La signora Ingrosso presto entrerà nelle aule di giustizia, perché i miei avvocati stanno lavorando a un durissimo esposto all’Ordine dei Giornalisti e a una denuncia alla Procura. Il tempo dell’ironia è finito, mi sono stancato”

Infante manifesta stupore per la durezza dell’intervento, osservando di essere abituato alla pacatezza e all’ironia di De Rensis, che riprende

Sì, si è superato il limite. Tu non puoi permettere che una scheggia impazzita faccia uscire le telefonate prese illecitamente, vigliaccamente, e qui voi dal testo avete capito che c’era un piano diabolico, perché lei finge con me di aver paura dell’avvocato Cappa mentre in realtà fa tutto questo.

E mi faccia finire con l’ultima cosa. Il 2 dicembre, quindi quasi due mesi prima, il 2 dicembre alle 14.07, la signora Chiara Ingrosso mi manda un messaggio, che ho, in cui mi chiede di apprendere da Moscova, degli spifferi di Moscova, informazioni su determinate cose, a cui io ovviamente non ho neanche risposto.

Ma come? La paladina della giustizia, colei che si immola per la giustizia e che vuol dare un esempio di giornalismo, lei ha chiesto di ascoltare gli spifferi di Moscova? Che tra l’altro non esistono. Ora basta."

Infante riprende la parola e si domanda quale possa essere l’ipotesi di reato che giustificherebbe la registrazione.

De Rensis risponde: "Non esiste reato"

Infante si rivolge quindi ad Annamaria Bernardini de Pace e all’avvocata Alessia Pontenani, domandandosi che cosa possa giustificare la pubblicazione di una telefonata che dovrebbe intercorrere tra un giornalista e la propria fonte, osservando che, se Chiara Ingrosso chiedeva informazioni all’avvocato De Rensis, quest’ultimo era evidentemente una sua fonte.

Pontenani osserva che De Rensis aveva spiegato alla Ingrosso che cosa avrebbe potuto o non avrebbe potuto fare. Infante le chiede se si sarebbe comportata allo stesso modo e l’avvocata conferma, aggiungendo che De Rensis "è stato correttissimo" e precisando di non sapere che cosa vi sia dietro alla vicenda e, dunque, di non comprenderla.

Infante aggiunge che, se vi fosse altro, lui non lo avrebbe compreso e comunque non sarebbe emerso da quella telefonata, quindi dà la parola ad Annamaria Bernardini de Pace.

Bernardini de Pace esprime un giudizio durissimo sulla registrazione e sul suo successivo utilizzo, parlando, più ancora che del possibile reato, dello "schifo" di sottrarre una conversazione e utilizzarla contro qualcuno. Racconta che qualcosa di analogo le sarebbe accaduto recentemente, riferendo di una conversazione captata da soggetti che non identifica con certezza e successivamente riportatale da colleghi, che intenderebbero utilizzarla contro di lei. Parla quindi di furto, violazione della fiducia e mancanza di onore e dignità in chi registra, fa registrare o utilizza conversazioni sottratte alla sfera dei loro interlocutori.

Interviene poi Alessia Lautone, direttrice dell’agenzia LaPresse, associandosi alla critica espressa in studio.

De Rensis riprende quindi la parola:

"Qui il punto focale è che, in maniera diabolica, la paladina della giustizia finge di aver paura di Stefania Cappa. Finge. È questa la cosa gravissima. E io, in maniera molto rigida, per chi ha sentito la voce, ho risposto in maniera molto fredda e distaccata [...]. Il parere di un avvocato corretto. Questo schifo non può più essere tollerato.

Forse qualcuno ha fatto credere alla signora Ingrosso che rimarrà impunita. È il più brutto consiglio che le hanno dato negli ultimi anni."

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