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La scena prima del processo

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La scena prima del processo Silent Jo

Alberto Stasi si presentò alla Stazione dei Carabinieri di Garlasco alle 13.50 del 13 agosto 2007, riferendo di avere appena trovato Chiara Poggi riversa lungo la scala che conduceva al seminterrato. L’ambulanza medicalizzata arrivò alle 14.11 e il certificato di constatazione del decesso riporta le 14.15, orari ricostruiti dalla perizia del 2009 attraverso gli atti, le dichiarazioni degli operanti e la documentazione sanitaria. (cfr. perizia Bison-Robino-Varetto, 2009)

Il medico legale Marco Ballardini effettuò l’ispezione cadaverica intorno alle 17, rilevando una temperatura rettale di 33,1 gradi e una temperatura ambientale di 23 gradi nella zona della scala, insieme a ipostasi ventrali, scarse, roseo-violacee e improntabili, e a un rigor sfumato nei vari distretti corporei. Il corpo non venne pesato. Nella relazione del 5 novembre 2007 Ballardini collocò la morte fra le 10.30 e le 12, con maggiore centratura fra le 11 e le 11.30. (cfr. consulenza Ballardini, 5 novembre 2007 e sentenza GUP Vigevano 2009)

Il 27 giugno 2009 i periti nominati da Stefano Vitelli tornarono nella villetta e rilevarono le temperature al piano terreno, lungo la scala verso il seminterrato e all’esterno. Il termometro collocato sull’ottavo gradino registrò 22,5 gradi alle 8 e 22 gradi alle 9, alle 9.50, alle 13.55, alle 15.55 e alle 17, mentre il termostato del piano terreno passò da 24,6 a 25,1 gradi. La porta a soffietto rimase chiusa fino alle 13.55 e venne poi lasciata aperta, senza variazioni della temperatura rilevata sulla scala. Il rilievo era stato eseguito alla fine di giugno, mentre la misurazione di Ballardini risaliva al 13 agosto 2007. (cfr. perizia Bison-Robino-Varetto, pp. 16-17 e sentenza GUP Vigevano 2009)

Quando iniziarono i rilievi, la scena era già stata attraversata da Stasi, dai Carabinieri e dal personale sanitario. La dottoressa Elisabetta Rubbi, intervenuta con il 118, entrò due volte nell’abitazione e scese fino al corpo indossando calzari di plastica. Al termine degli accessi presentava una macchia di sangue sotto uno dei calzari, mentre quelli dell’autista soccorritore e dell’infermiere non mostravano tracce visibili. Due macchioline di sangue presso il divano, fotografate alle 14.13, risultavano già parzialmente distaccate dal pavimento. (cfr. perizia Bison-Robino-Varetto, 2009 e sentenza GUP Vigevano 2009)

Le sperimentazioni del 2009 non dimostrarono che l’ingresso nella casa comportasse necessariamente il contatto delle scarpe con il sangue. I calzari del personale sanitario, ad eccezione di quello della Rubbi, non presentavano tracce visibili e le scarpe dei Carabinieri esaminate successivamente non mostrarono tracce microscopiche ricollegabili all’accesso del 13 agosto. (cfr. sentenza GUP Vigevano 2009 e sentenza Corte d’Assise d’Appello Milano 2011)

Gli ingrandimenti dei file DSC03029 e DSC03076, presenti negli atti e riesaminati durante il giudizio d’appello bis, mostrarono sulla parte alta posteriore della maglietta di Chiara impronte lasciate da dita insanguinate. La Corte rilevò che quelle impronte non erano state analizzate perché la maglia era arrivata al medico legale completamente intrisa di sangue. La salma era stata posta in posizione supina durante l’ispezione, il trasporto e la conservazione presso l’obitorio, mentre delle tracce presenti sulla maglia restava la documentazione fotografica originaria. Una parte del materiale fotografico prodotto durante le prime attività non venne conservata integralmente. (cfr. sentenza Appello bis, pp. 113-114)

Durante l’autopsia Ballardini raccolse capelli rinvenuti sul palmo e fra le dita della mano destra, una formazione pilifera dalla sinistra e i margini ungueali delle due mani, collocando quelli della destra in una provetta e quelli della sinistra in un’altra. Il 17 agosto 2007 consegnò i due reperti ungueali al Nucleo Operativo e Radiomobile di Vigevano per gli accertamenti del RIS di Parma. Nel 2014 Francesco De Stefano eseguì nuove analisi sui margini ungueali e nel 2025 Denise Albani riesaminò i profili genetici prodotti da quelle analisi, gli elettroferogrammi e la relativa documentazione. (cfr. perizia Albani, 2025 e deposizione Albani)

Braccialetti e orologio indossati da Chiara presentavano imbrattamenti ematici ma non vennero campionati. Anche la parete interessata dall’impronta 33 venne sottoposta a un prelievo che consumò il materiale disponibile, lasciando alle successive valutazioni la documentazione prodotta durante gli accertamenti originari.

Nel 2026 il Nucleo Investigativo di Milano tornò sulla traccia 61, attribuita geneticamente a Chiara e presente sull’anta del mobile sotto il microonde. L’informativa la descrive, in assenza di altre macchie prossimali, come compatibile con un singolo gocciolamento dall’alto. Le fotografie del 13 agosto mostrano davanti al piano cucina un tappetino che durante gli accertamenti con luminol del 5 settembre risulta arrotolato e spostato sulla destra, sotto il mobile sul quale era stata repertata la traccia 61. Nel fascicolo originario non risulta un accertamento con luminol eseguito sul tappetino. (cfr. informativa Nucleo Investigativo Milano, 21 aprile 2026, pp. 289-292)

Nelle fotografie della cucina compaiono anche due cucchiaini nel lavandino, sui quali non risultano specifici accertamenti, mentre i sifoni del bagno e della cucina non vennero smontati pur essendo stata presa in considerazione la possibilità che l’aggressore si fosse lavato.

Il contenuto della pattumiera non venne repertato il 13 agosto e la prima documentazione fotografica oggi richiamata nella ricostruzione della vicenda risale al 3 ottobre 2007, quando i consulenti della difesa di Stasi fotografarono il sacchetto e fra i materiali risultava visibile un contenitore di Estathé con cannuccia. Il 5 dicembre 2007 la difesa tornò nella villetta e fotografò una disposizione dei rifiuti diversa da quella documentata due mesi prima, con il piattino di plastica in posizione differente e il contenitore di Estathé non visibile nelle immagini disponibili. (Crime Post)

A quel sopralluogo partecipò anche il medico legale Francesco Maria Avato, consulente della difesa Stasi, che nel 2026 ha ricostruito pubblicamente la controversia nata intorno alla pattumiera. Avato ha riferito che i consulenti non erano autorizzati a repertare alcunché, potevano osservare e fotografare, non fu loro consentito esaminare il contenuto del sacchetto e la richiesta di preservarlo provocò una reazione di sorpresa da parte dell’allora capitano Gennaro Cassese. La difesa segnalò le modificazioni riscontrate rispetto alle immagini precedenti e documentò fotograficamente anche l’interno del frigorifero. (Lagone)

Il 16 aprile 2008, alla vigilia del dissequestro della villetta, i Carabinieri procedettero al repertamento del contenuto della pattumiera, documentando l’operazione con una videoripresa. Il contenitore di Estathé con cannuccia risultò presente e venne acquisito insieme agli altri materiali. Nell’audio della registrazione compare anche la domanda relativa alla presenza dell’Estathé, particolare tornato al centro dell’attenzione nel 2026 dopo la diffusione del filmato. (Grimaldipress)

La perizia Albani documenta il plico conservato presso Medicina Legale, contenente un piattino di plastica, due vaschette vuote di Fruttolo, il contenitore di Estathé con cannuccia, la plastica della confezione del Fruttolo, una confezione di plastica vuota contenente all’origine verosimilmente biscotti, il sacchetto utilizzato come pattumiera, altri due sacchetti impiegati per ispezionarne il contenuto e un sacchetto di cereali. Quel materiale rimase senza accertamenti genetici fino al 2025, quando vennero eseguiti prelievi sulla cannuccia dell’Estathé, sulle confezioni dei Fruttolo e sugli altri reperti conservati. (cfr. perizia Albani, 2025)

Il portatile di Stasi, consegnato spontaneamente il 14 agosto, venne utilizzato dagli investigatori fino al 29 agosto, quando fu consegnato ai consulenti tecnici del pubblico ministero per l’esecuzione delle copie forensi. La perizia Porta-Occhetti ricostruì sette accessi al computer rispetto ai cinque verbalizzati, l’installazione e l’utilizzo di periferiche USB non integralmente documentate, l’accesso al disco esterno e accessi multipli al file della tesi di laurea. Gli interventi interessarono tutti i reperti informatici esaminati e, sul portatile di Stasi, la quasi totalità dei file multimediali, sovrascrivendo le informazioni relative all’ultimo accesso e impedendone la successiva ricostruzione. I periti riuscirono a ricostruire l’attività informatica svolta il 13 agosto. (cfr. perizia Porta-Occhetti, 2009 e sentenza GUP Vigevano 2009)

L’acquisizione del computer di Chiara Poggi presentò criticità nella verbalizzazione. La chiavetta USB rinvenuta fra i suoi oggetti venne prelevata senza adeguata verbalizzazione, comparendo e scomparendo dalla sequenza documentale e dalla casa prima della successiva acquisizione formale. La premessa di questo percorso aveva già richiamato questi passaggi insieme al tappetino, ai rifiuti, ai sifoni e agli altri elementi disponibili nel 2007 ma non cristallizzati nelle condizioni originarie.

Nel dicembre 2007 il RIS applicò la Bloodstain Pattern Analysis alle tracce ematiche della villetta, analizzando traiettorie, proiezioni, gocciolamenti, strofinii e distribuzione delle macchie per ricostruire la dinamica dell’aggressione fra piano terreno e scala. Nel 2009 Vitelli riconobbe validità scientifica alla metodologia e valutò i risultati della BPA insieme ai dati del sopralluogo, agli esami di laboratorio, agli accertamenti medico-legali e agli altri elementi acquisiti. (cfr. sentenza GUP Vigevano 2009)

La scena entrata nel processo era stata attraversata da più persone, le due macchioline presso il divano risultavano già alterate alle 14.13, il pigiama non consentiva più l’analisi delle impronte visibili nelle fotografie, il tappetino della cucina era stato spostato prima degli accertamenti con luminol, la pattumiera non era stata repertata nell’immediatezza e mostrava una disposizione diversa fra le fotografie del 3 ottobre e quelle del 5 dicembre, mentre il suo contenuto venne acquisito soltanto il 16 aprile 2008. Il portatile di Stasi aveva subito accessi non eseguiti con metodiche forensi e l’acquisizione del computer di Chiara e della sua chiavetta USB presentava lacune documentali.

I 33,1 gradi della temperatura rettale, le ipostasi e il rigor rimasero fra i dati acquisiti il 13 agosto. La perizia Bison-Robino-Varetto collocò la morte nel corso della mattinata, ottenendo intervalli diversi a seconda del metodo tanatologico applicato. La Corte d’Assise d’Appello bis del 2014 collocò l’omicidio fra le 9.12, ora della disattivazione dell’allarme, e le 9.35, ora assunta per l’accensione del computer di Stasi, restringendo l’intervallo a ventitré minuti. (cfr. perizia Bison-Robino-Varetto, 2009 e sentenza Corte d’Assise d’Appello Milano, 17 dicembre 2014)

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