La sguaiatezza non appartiene al Foro
Gioco di ruolo da molto e so che nel GdR il PP è il power player, quello del faccio tutto io, il piccione che atterra sulla scacchiera, scagazza ovunque, butta all’aria i pezzi e se ne va convinto di avere vinto la partita, mentre il PK, il player killer, invece di giocare con gli altri gioca contro gli altri, trasformando la partita nella caccia al personaggio altrui e rendendola ingiocabile. Quando s’incontrano PP o PK, dunque, non si discute all’infinito, li si isola, li si ignora e, se continuano a far saltare il banco, si cambia tavolo.
Ieri sera, davanti alla sguaiatezza dell’avvocato Valter Biscotti, Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi insieme all’avvocato Giada Bocellari, ha chiarito al conduttore di Ore 14 Sera che, qualora il parterre fosse destinato a trasformarsi in un assedio di PP, nel lessico derensisiano Provocatori Professionali, farà a meno di presenziare.
La vicenda Garlasco ha mostrato un volto poco edificante dei rapporti fra legulei o, rectius, fra professionisti che dovrebbero anzitutto comportarsi da persone dabbene, lasciando affiorare un livore e un’acredine che, per violenza verbale e gratuità degli attacchi, ricordano più la codarda prepotenza dei bulletti di periferia, preferibilmente esercitata in superiorità numerica, che il confronto fra chi alla contrapposizione dovrebbe essere abituato per mestiere.
Appare però doveroso precisare che gli attacchi verbali e le sguaiatezze di cui parlo sono andati a senso unico, perché una generica comunanza finirebbe per confondere chi li ha subiti con chi li ha rivolti e, se alle mani, beninteso, non è arrivato nessuno, la tracimazione dal confronto professionale all’attacco personale resta documentata dalle parole degli stessi protagonisti.
Massimo Lovati ha parlato di «macchinazione della difesa Giarda», di «manipolazione organizzata dagli investigatori dello studio degli avvocati difensori di Stasi» e di DNA «clandestinamente prelevato», riferendosi all’indagine del 2017 su Andrea Sempio che, almeno dalle mie parti, equivale ad aprire bocca e dare atto di avere mangiato bagna cauda. Quelle parole non sono rimaste recluse nel salotto televisivo, essendo Lovati stato citato a giudizio per diffamazione.
La nuova compagine di attentatori dell’udito sembra avere alzato il tiro con Domenico Aiello, difensore di Mario Venditti, che ha evocato un «colloquio riservatissimo» fra De Rensis e il procuratore Fabio Napoleone, lasciando intendere che ne fosse scaturito qualcosa che prima non era accaduto. Se abbia mai documentato per tabulas quanto lasciato intendere non ne ho contezza, mentre De Rensis ha escluso categoricamente e pubblicamente qualsiasi incontro segreto.
Alla difesa Stasi è stato poi rivolto l’invito a «rientrare nei ranghi della professione», abbandonando la «carriera da comparsa in palcoscenici molto inginocchiati», fino a definire De Rensis e Bocellari «soggetti senza fissa dimora», perché avrebbero tempo per frequentare le televisioni ma non per scrivere la revisione.
Nemmeno i consulenti sono rimasti al riparo, se Quarto Grado, discutendo la consulenza di Oscar Ghizzoni sull’impronta 33, ne ha ripercorso il curriculum soffermandosi sull’esperienza giovanile da assistente bagnino e su quella di supplente alle scuole medie.
A certa gente andrebbe spiegato che lavorare mentre si studia non è un’onta da mondare dal curriculum; chapeau a Ghizzoni, semmai, e comprensibile la reazione di Bocellari per il «grave attacco» rivolto al consulente.
Non pago di avere già messo a durissima prova gli organi riproduttivi dei telespettatori tentando di dettare l’agenda dei difensori di Alberto Stasi, Valter Biscotti è tornato sulla scelta di Angelo Giarda di chiedere il rito abbreviato, domandando perché un penalista di quella levatura avesse optato proprio per quel rito e sostenendo che dovesse esserci «un motivo molto importante».
Curioso, perché quando nel 2008 Biscotti difendeva Rudy Guede ha chiesto il rito abbreviato, precisando di non cercare sconti di pena, ma «solo l’assoluzione». Singolare utilizzare oggi come oracolo delle convinzioni di Giarda una scelta processuale che Biscotti stesso considerava compatibile con la richiesta di assoluzione e, a lume di naso, non ha centrato.
Hands off Professor Giarda, per rispetto di un professionista di specchiata moralità e indiscussa competenza ma, soprattutto, di un collega che non è più su questo piano esistenziale per replicare.
Sarebbe sin troppo facile indulgere nel turpiloquio per rispondere to each and every one of this bunch, ma perché sporcarsi le mani quando basta rileggere o riascoltare le loro stesse parole?
Bene ha fatto De Rensis a sfilarsi dalla logica del teatrino, chiedendo a Salvo Sottile di essere avvertito qualora fossero stati invitati colleghi «nel ruolo di provocatori» e ricordando che «come padroni di casa dovete tutelare anche gli ospiti di casa vostra. Questa non è dialettica», perché nel Foro si demoliscono tesi, consulenze e scelte processuali, non la dignità personale di chi le sostiene.
Quando l’attacco personale viene accolto, reiterato e trasformato in spettacolo, la responsabilità non si esaurisce in chi lo pronuncia, ma investe anche chi apparecchia il tavolo e consente che vi si giochi quella partita, perché la sguaiatezza non appartiene al Foro, non diventa dialettica soltanto perché qualcuno le accende davanti una telecamera e non dovrebbe appartenere neppure al pubblico, al quale resta l’arma più semplice e più sonora per ripudiarla, spegnere il televisore e lasciare finalmente soli provocatori, conduttori e contenitori.
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