Levis animi
Per i Romani la donna era levis animi, instabile, volubile, ovviamente meno affidabile nel giudizio, trasformando quella presunta debolezza in leva e ragione per giustificarne tutela, limitazioni personali e marginalità sociale.
Secondo la tradizione più antica, alla donna era vietato il temetum e lo ius osculi consentiva ai parenti maschi di controllarne l’alito, perché il vino avrebbe potuto sciogliere i freni, compromettere il pudore e aprire la strada all’adulterio.
Insomma, prima ancora delle azioni andava sorvegliata la natura femminile, considerata pericolosamente incline a perdere il controllo e quindi bisognosa di qualcuno che quel controllo lo esercitasse per lei.
Dopo duemila anni, è sparito il tutore, il temetum pure, ma certi automatismi sembrano possedere una resistenza tristemente ammirevole.
La reazione decisamente sopra le righe dell’avvocato Angela Taccia nel corso di Ignoto X ha attirato inevitabilmente l’attenzione, apparendo particolarmente piccata, esagitata e insofferente al contraddittorio, fino a prestarsi alla battuta sul rischio che, continuando a protendersi verso la telecamera, potesse prima o poi fiondarsi direttamente nelle nostre case.
Una condotta visibile è naturalmente criticabile, entro i limiti del decoro e del rispetto, senza abbandonarsi alla tracimazione e alle etichette.
I commenti del giorno dopo hanno però spostato rapidamente il discorso altrove, spiegando quella stessa condotta attraverso il ciclo, possibili gravidanze, sbalzi ormonali. Commenti scritti anche da donne, ed è forse questo l’aspetto che dovrebbe disturbare di più, perché mostra quanto una mentalità patriarcale possa sopravvivere perfettamente anche senza uomini a farsene interpreti.
La stessa grammatica che si contesta quando si parla di violenza contro le donne continua a essere utilizzata nel quotidiano, magari contro una donna sgradita, antipatica, avversaria, trasformandola in isterica, frustrata, volgare, mignotta, oppure spiegandone il comportamento attraverso il corpo e la sessualità.
Una donna può essere nervosa, aggressiva, scomposta, persino insopportabile, si può ironizzare su ciò che fa, su come parla, su quanto gesticola e persino sul modo nel quale tratta i propri interlocutori, senza che il dissenso debba trasformarsi in una diagnosi sul suo corpo, scivolare nel body shaming o trovare necessariamente spiegazione nel fatto stesso che sia una donna.
Dalla levitas animi agli sbalzi ormonali è cambiato il vocabolario, molto meno l’idea che, quando una donna perde la pazienza, la spiegazione debba essere cercata nella sua natura prima ancora che nelle sue ragioni.
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