Lo sbaracco
Il 28 settembre è alle porte e, come dico da tempo, comunque vada sarà uno spartiacque per Garlasco ma, soprattutto, per l’indotto.
Siamo tutti impegnati in un countdown lunghissimo, vissuto con una partecipazione che Capodanno levati proprio, perché dal 28 le cinesate saranno soppiantate dall’artigianato serio della Procura di Pavia e molti vu cumprà dei soliti argomenti triti e ritriti saranno costretti a sbaraccare la bancarella.
Finirà in sofferenza anche quella prospera economia circolare nella quale l’indiscrezione diventava notizia, la notizia certezza, la certezza titolo e il titolo biada per il dibattito dal quale, puntualmente, si innescava una nuova indiscrezione da rimettere in circolo.
Quell’ecosistema autosufficiente che ha sfamato programmi tv, esperti, controesperti, opinionisti, sensitivi del 415-bis e interpreti autentici del pensiero della Procura consentendo a ciascuno di annunciare per mesi ciò che sarebbe certamente accaduto a breve, si appresta a entrare nello stadio dell’inedia irreversibile mentre l’apocalisse della Carestia calerà sul mondezzaio, con Napoleone e Civardi nelle vesti dei tristi mietitori.
Tutto ciò si riverbererà con effetti devastanti anche sul piano occupazionale perché, qualunque cosa emerga, da qualche parte ci sarà un carro che, fino alla sera prima, aveva l’aspetto di un carretto sgangherato destinato al burrone ma, allo scoccare della mezzanotte del 27, potrebbe improvvisamente acquistare vagoni letto, carrozza ristorante e dignità da Orient Express.
Con toni da anticipazione divinatoria e previa consultazione delle interiora di un gallinaceo, sono oggi in grado di annunciarvi che assisteremo al perfezionamento dell’arte suprema del salto sul carro dei vincitori, con coefficiente di difficoltà aumentato dall’obbligo di pronunciare il semper fidelis al teorema della Procura nel perdurare del volo, per poi prodursi in un atterraggio in posa plastica preceduto da triplo carpiato mortale
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