Gli uomini del RIS
Il candicato spieghi, con parole sue, st'inguacchio
L’8 settembre 2007 Luciano Garofano, comandante del RIS di Parma, chiese alla Procura di Vigevano di partecipare come osservatore all’accesso nella casa di Chiara Poggi fissato per il 12 settembre. Trattandosi di accertamenti tecnici irripetibili ex art. 360 c.p.p. e avendo la difesa Stasi chiesto che vi partecipassero soltanto i consulenti nominati dal pubblico ministero e i soggetti legittimati dalla norma, ossia l’indagato, la persona offesa e i rispettivi difensori e consulenti tecnici, la Procura respinse la richiesta.
L’esclusione riguardava quell’accesso e Garofano nella funzione di osservatore, non il RIS né gli uomini che eseguivano gli accertamenti; una distinzione che assume rilievo diciannove anni dopo, quando la Procura di Pavia convoca alcuni di quegli ufficiali e lo stesso Garofano.
Il RIS aveva cominciato a lavorare in una villetta già attraversata da Stasi, Carabinieri e personale sanitario. Un calzare della dottoressa Rubbi presentava una macchia ematica, due tracce presso il divano risultavano parzialmente distaccate e le impronte di dita insanguinate sulla maglietta di Chiara non poterono essere analizzate perché l’indumento giunse al medico legale intriso di sangue; parte della documentazione fotografica originaria non venne conservata integralmente (La scena prima del processo).
Nei sopralluoghi del 16, 17 e 20 agosto il RIS raccolse campioni e trattò le superfici; il 20 agosto applicò la ninidrina alla scala verso la cantina, dove il 29 emerse la traccia 33, mentre venivano acquisite le impronte di Stasi e dei Poggi.
Alberto Marino si occupava degli accertamenti biologici, Aldo Mattei di quelli dattiloscopici e la consulenza n. 3306 raccolse questi esami e quelli sulle impronte di scarpa, mentre altri verbali documentano operazioni del 4, 10 e 11 settembre.
L’incidente probatorio affidato a Denise Albani, il cui quesito peritale comprende l’estrazione del DNA dai campioni ancora disponibili con esiti dubbi o inconclusivi, riparte dai materiali conservati e il 20 marzo 2025 vengono recuperati campioni autoptici e numerose provette del sopralluogo 16.8 Garlasco.
Le tracce 13D, 52 e 54 non avevano prodotto una caratterizzazione genetica; alcuni prelievi del tappetino e la traccia 43 erano risultati inibiti, mentre il tampone oro-faringeo non era stato analizzato, lasciando aperta la ricostruzione del percorso dei campioni dietro esiti come negativo, inibito o non interpretabile.
Sulla cavigliera il DNA estratto risultò inibito dalla presenza di sostanze interferenti e Matteo Fabbri ha posto il problema di cosa sia accaduto dopo l’estrazione e la purificazione e dell’eventuale materiale rimasto analizzabile.
Sulla traccia 33, individuata con ninidrina sulla parete della scala, il Combur diede esito dubbio e l’OBTI negativo; prelevato l’intonaco mediante grattamento, l’analisi restituì INI, inibito. Del prelievo e dell’impronta rimase la documentazione del 2007, sulla quale nel 2026 si fondano la nuova attribuzione dattiloscopica e il riesame degli accertamenti biologici.
I margini ungueali, raccolti durante l’autopsia, nel 2007 non evidenziarono DNA maschile; De Stefano lo rilevò nel 2014 senza poterlo attribuire individualmente e da quei tracciati partirono le iniziative della difesa Stasi nel 2016 e gli accertamenti genetici successivi.
I para-adesivi utilizzati per asportare le impronte sviluppate con polveri dattiloscopiche furono conservati e, acquisiti nel 2025, sono stati sottoposti nell’incidente probatorio alla ricerca di DNA, trasformando supporti dattiloscopici del 2007 in materiale per un accertamento genetico diciotto anni dopo.
I braccialetti e l’orologio di Chiara non furono campionati nonostante gli imbrattamenti ematici, mentre il tappetino della cucina, visibile il 13 agosto davanti al piano di lavoro, il 5 settembre appariva arrotolato sotto il mobile della traccia 61, senza che risulti trattato con luminol.
La traccia 61, attribuita a Chiara, viene riletta nel 2026 come singolo gocciolamento dall’alto; sui due cucchiaini nel lavandino non risultano accertamenti specifici e i sifoni di bagno e cucina non furono smontati, pur essendo stata presa in considerazione l’ipotesi che l’aggressore potesse essersi lavato.
Il cucchiaino repertato sul divano fu invece analizzato e nel 2026 Previderè e Grignani, riesaminando i dati grezzi del reperto 29 e dei pedali della bicicletta di Stasi, hanno ricondotto l’apparente coincidenza quantitativa del DNA all’impiego di metodiche diverse, rilevando nel tracciato del cucchiaino picchi non interpretati e anomalie che, secondo i consulenti, avrebbero richiesto una nuova analisi.
Il 5 settembre il RIS eseguì gli accertamenti con luminol senza la partecipazione della difesa Stasi; Giovanni Lucido, dopo due precedenti dinieghi di accesso e la mancata comunicazione del sopralluogo, il 7 settembre chiese con incidente probatorio la ripetizione degli accertamenti svolti nella villetta e nei laboratori di Parma.
L’8 settembre Garofano chiese di partecipare come osservatore all’accesso del 12 e la Procura respinse la richiesta, richiamando la memoria con cui la difesa Stasi aveva limitato la partecipazione ai soggetti legittimati ex art. 360 c.p.p.
Il 12 settembre erano presenti Gian Luigi Tizzoni e Marzio Capra per la famiglia Poggi e i consulenti della difesa Stasi, fra i quali Francesco Maria Avato, la cui relazione utilizza le fotografie scattate dai consulenti di parte durante quell’accesso.
Il contenuto della pattumiera non fu repertato il 13 agosto; il 3 ottobre la difesa Stasi, presente con Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, lo fotografò documentando un contenitore di Estathé con cannuccia. Il 5 dicembre Avato e l’avvocato Colli chiesero di ispezionare il contenuto del cestino, ma l’attività non fu autorizzata; le fotografie mostrano una diversa disposizione dei rifiuti e il repertamento avvenne il 16 aprile 2008.
Le fotografie del 3 ottobre documentano ciò che non era stato acquisito il 13 agosto e precedono la diversa disposizione visibile il 5 dicembre, come accade per altri oggetti dei quali rimane l’immagine quando il reperto non sia stato acquisito o non sia più disponibile.
Il 3 ottobre Luciano Garofano entrò nella villetta con Giancarlo Sangiuliano e Gennaro Cassese, quando gli accertamenti biologici e dattiloscopici erano già stati eseguiti. Verbale, fotografie e filmato ne documentano la presenza, emersa nel 2025 dopo che aveva dichiarato di non essere mai entrato in casa Poggi. Garofano precisò che l’accesso riguardava la ricostruzione della dinamica e a dicembre firmò con Paolo Frattini la relazione sulla Bloodstain Pattern Analysis, partecipando alla lettura complessiva dei risultati del reparto.
Nel 2025-2026 l’indagine ripercorre gli accertamenti del 2007 attraverso campioni conservati, para-adesivi, reperti autoptici, fotografie e dati grezzi relativi all’impronta 33, al cucchiaino, ai pedali e alle unghie.
Il 7 luglio 2026 Denise Albani chiede al colonnello Alberto Marino informazioni sugli accertamenti biologici da lui eseguiti per la consulenza n. 3306/2007, ricevendone risposta il 25 agosto e risalendo dalla relazione a chi aveva svolto le analisi.
Il 25 settembre la Procura di Pavia sente alcuni ufficiali del RIS che parteciparono alle indagini scientifiche del 2007 e poi Luciano Garofano, a ridosso della data indicata per la conclusione delle indagini.
I nomi degli altri ufficiali non sono stati resi pubblici, ma gli atti restringono il campo agli uomini del RIS coinvolti nelle operazioni riesaminate. Alberto Marino lavorava sugli accertamenti biologici ed era già stato interpellato da Albani; Aldo Mattei operava sulla dattiloscopia, cui appartengono l’impronta 33, i trattamenti delle superfici e i para-adesivi; Paolo Frattini rientra fra i nomi possibili qualora le domande abbiano riguardato la BPA, avendo firmato con Garofano la relazione del 12 dicembre. Giancarlo Sangiuliano e Gennaro Cassese, pur partecipando agli accessi, non appartenevano al RIS.
La domanda legittima che tutti si pongono è perché sentirli adesso?
Gli esiti del 2007 non sempre consentono di seguire un reperto fino in fondo, perché dietro un INI o un negativo resta da capire che cosa sia stato fatto, quanto materiale sia rimasto, come sia stato conservato o se ne sia stata disposta la distruzione. Lo stesso vale per il tappetino che non risulta trattato con luminol, gli oggetti imbrattati non campionati o le analisi che si arrestano senza che dagli atti se ne ricavi la ragione. Non significa che vi sia stato un errore, ma spiega perché, quando reperti e documenti non dicono altro, si torni da chi quelle operazioni le eseguì.
Nel 2007 gli operatori produssero i dati sui quali Garofano partecipò alla lettura ricostruttiva; nel 2026 il percorso sembra compiersi a ritroso, dagli uomini che eseguirono gli accertamenti al comandante del reparto. Il documento dell’8 settembre esclude Garofano dall’accesso del 12, mentre verbale, fotografie e filmato ne documentano la presenza il 3 ottobre.
Non possiamo dire se gli ufficiali convocati siano Alberto Marino per gli accertamenti biologici, Aldo Mattei per la dattiloscopia o Paolo Frattini per la BPA, ma sono questi gli ambiti sui quali l’indagine è tornata.
Non appare affatto casuale che le audizioni siano arrivate il 25 settembre, dopo il riesame di reperti, fotografie e dati grezzi e a un mese dalla risposta di Marino ad Albani.
Certo è che se la documentazione ha restituito quanto poteva, resta da chiarire ciò che non raccontava e, per farlo, occorre forse tornare da chi quegli accertamenti li ha eseguiti e, di certo, dopo diciannove anni la Procura non è tornata soltanto sui reperti del RIS, ma dagli uomini del RIS.
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