Me ne frego
dei Poggi
Di ciò che i Poggi pensano non me ne frega un fico secco e, confermando di non volersi costituire parte civile contro Andrea Sempio, hanno soltanto ribadito una posizione che le nuove indagini avevano già fatto emergere.
Sulla puntualizzazione dell’avvocato Gallo mi pare che il problema non sia tanto che i Poggi abbiano già ottenuto un risarcimento da Stasi, quanto che non possano essere risarciti due volte per il medesimo danno. Se il credito non fosse stato integralmente soddisfatto, la costituzione contro un diverso imputato non sarebbe per questo preclusa, mentre quanto già riscosso andrebbe necessariamente computato.
Trovo semmai curioso che tra le persone offese sia comparsa anche la zia di Chiara, che, ove vantasse e provasse un proprio danno autonomo mai risarcito, potrebbe costituirsi senza incontrare lo stesso problema, una coincidenza peculiare, almeno sul piano processuale.
Quanto ai Poggi, continuo a non comprendere in forza di quale competenza tecnica o investigativa abbiano ripetutamente affermato l’estraneità di Sempio, chiamandolo addirittura innocente, mentre dalle intercettazioni diffuse emergono conversazioni nelle quali viene contestato il lavoro dei Carabinieri di Milano.
Personalmente sono rimasta attonita ascoltando Giuseppe Poggi evocare l’ipotesi di rapporti personali tra l’avvocato Giada Bocellari e un militare di Moscova così come sono state diffuse conversazioni nelle quali si discuteva con giornalisti di come arginare determinate ricostruzioni, quando intervenire e quale linea tenere e, per me ancora più grave, altre nelle quali in famiglia si ragionava sull’intervento di un’autorità esterna rispetto alla Procura di Pavia, secondo un suggerimento attribuito alla Barbaini.
Per fortuna esistono Civardi, Napoleone, i Carabinieri di Moscova e tutte le professionalità rimaste lontane dalle telecamere, e quanto sta emergendo merita di essere accertato fino in fondo, perché riguarda la morte di Chiara Poggi e una verità processuale che oggi deve confrontarsi con elementi che allora non erano stati valutati in questi termini.
Credano ciò che vogliono, ma accettino l’idea che non hanno alcun titolo speciale sulla verità scientifica né sull’indirizzo di un’indagine che va avanti oltre le loro personali scelte o convinzioni.
Quanto a Stasi, che considero vittima di un giustizialismo mediatico feroce, se e quando una revisione dovesse restituirgli anche sul piano giudiziario nome e onore, mi auguro soltanto che scelga di ignorarli.
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