Virgola

Nel diritto le parole non sono mai soltanto parole

Minima de philosophia iuris

Nel diritto le parole non sono mai soltanto parole
Nel diritto le parole non sono mai soltanto parole Silent Jo

In una storia nella quale i telefoni sembrano destinati a parlare quasi quanto i protagonisti, viene spontaneo affidare l’ouverture a Domenico Modugno e al suo Piange... il telefono, con l’avvertenza per il lettore che qui il telefono, più che piangere, parlerà parecchio.

“Dopo ogni venerdì c’è sempre un lunedì, forse un martedì e chissà, anche un giovedì.”

Questo l’esordio di De Rensis nel proprio intervento a Filorosso, nella puntata del 31 agosto, parlando con Monteleone.

Il cucciolo, per dirla con la licenza che s’è concessa la Ingrosso, ha delimitato subito il bersaglio delle proprie parole.

“Tutto quello che dirò stasera, che non sarà tutto molto leggero, esula dalla conduzione del programma di venerdì perché un conduttore non può guardare dentro i telefoni degli ospiti, quindi è diretto tutto ciò che dirò a chi ha parlato, testimoni, avvocati.”

De Rensis ha poi ripercorso la propria istanza del 27 giugno, primo atto formale, il passaggio dell’8 luglio, quando il procuratore capo delegò il procuratore aggiunto per i CD, e il successivo 13 luglio, quando quei supporti gli furono consegnati, soffermandosi sulla circostanza contenuta nell’esposto-querela di Stefania Cappa, secondo la quale proprio l’8 luglio Paolo Reale, informato da Tizzoni, l’avrebbe avvertita dell’ingresso dell’avvocato nella difesa Stasi.

Le parole, però, sono importanti, importantissime, ed è opportuno leggerle verbatim.

“L’8 luglio il procuratore capo, un passaggio importante questo, chi vive dentro le Procure capisce che questo è un passaggio importante, lei deve considerare che un procuratore capo è il capo, se gli serve una cosa decide lui a chi gliela dà, nei limiti ovviamente della legge, delega il procuratore aggiunto” (non fa il nome di Venditti) “per questi CD e il 13 luglio mi vengono dati. Scopriamo dalla denuncia dell’avvocato Stefania Cappa che l’8 luglio l’ingegnere Reale, notiziato dall’avvocato Tizzoni, dice l’avvocato Cappa, l’avverte che io sono il nuovo difensore. Poi ci saranno altre tesi dell’avvocato Tizzoni, ma queste sono... questo interessa pochissimo.”

Il passaggio più interessante arriva quando De Rensis afferma che la telefonata durante la quale Alessandro De Giuseppe parlò con Chiara Ingrosso non fu casuale, bensì programmata, ricostruzione contestata dalla giornalista ma capace, ove confermata, di cambiare radicalmente la prospettiva dalla quale abbiamo guardato quella conversazione, poi entrata nell’iniziativa giudiziaria della Cappa e nella narrazione di Quarto Grado.

Se, come sostiene De Rensis, la telefonata era stata programmata e Stefania Cappa si trovava accanto alla Ingrosso mentre si svolgeva, la prima circostanza non dimostra che fosse stata programmata anche la seconda, ma rende legittimo domandarsi se quella presenza sia stata del tutto fortuita oppure fosse conosciuta prima che De Giuseppe venisse messo in comunicazione con la giornalista. Lungi da noi trasformare l’interrogativo in una certezza che non possediamo, absit iniuria verbis.

Affiora in me un sorriso sornione quando De Rensis introduce il concetto del micro, ripetendolo quasi ossessivamente fra “micro-testimone” e “micro-rivelazioni”, per riportare poi la sequenza al 23 gennaio 2026, quando, ospite di Federica Panicucci, alle 9.58 e mentre era ancora in onda, ricevette dalla giornalista un messaggio con la richiesta di essere richiamata.

Secondo la ricostruzione di De Rensis, Salvo Sottile gli aveva chiesto di offrire qualche spunto alla propria giornalista ed egli pensò di metterla in contatto con Alessandro De Giuseppe, fraterno amico che si trovava all’esterno degli studi, sicché alle 10.53 richiamò la Ingrosso, glielo passò e prese avvio la telefonata, durata circa undici minuti.

De Rensis chiarisce anche che, in quel momento, era in altre faccende affaccendato e che soltanto in seguito concesse udienza telefonica alla giornalista, che la voce narrante di Quarto Grado aveva tentato di avvolgere in una rappresentazione dolente e sofferta senza che, almeno con me, l’operazione attecchisse minimamente.

E qui affiora una di quelle domandine ficcanti difficili da scansare, perché Ingrosso scrive a De Rensis proprio mentre l’avvocato è impegnato negli studi televisivi e, da malpensante, mi chiedo se davvero ignorasse che in quel momento fosse in trasmissione e, dunque, difficilmente avrebbe potuto richiamarla nell’immediato.

A questo punto, però, la cronologia apre una crepa che, per me, è macroscopica, perché a Quarto Grado Ingrosso ha spiegato che qualcosa, nel corso della telefonata, le avrebbe fatto “aprire gli occhi”, inducendola a registrare; eppure, negli stessi materiali trasmessi, ascoltiamo già De Rensis, evidentemente registrato, mentre le passa De Giuseppe, seguito dai saluti, dalle presentazioni e dall’avvio della conversazione, dunque da un segmento collocato praticamente alla sua origine.

Il montaggio televisivo non consente di stabilire in quale istante sia partita materialmente la registrazione e sarebbe scorretto fingere il contrario, ma proprio per questo la sequenza reclama una spiegazione. Se quei primi istanti appartengono alla registrazione effettuata dalla Ingrosso, la decisione di premere record deve essere maturata ancor prima che De Giuseppe avesse il tempo di sviluppare le considerazioni che, nel racconto successivo, avrebbero acceso il sospetto; se invece la registrazione cominciò più tardi, resta da capire da dove provengano il passaggio di consegne, i saluti e le presentazioni mandati in onda e quale parte della conversazione preceda davvero il flash.

Non è una prova di preordinazione, ma è un nodo cronologico tutt’altro che marginale che il racconto televisivo, per come è stato confezionato, lascia irrisolto e che, sommato alla versione di De Rensis sulla telefonata programmata e alla presenza della Cappa durante la conversazione, restringe ulteriormente lo spazio delle coincidenze. A volte la fortuna è proprio sfacciata, vardanpo’, e la chiamata raccontata come fortuita finisce per apparire un pochino più apparecchiata, come una tavola nelle feste comandate, fra affettati, cotechini, brasati e tutto il kit necessario a far saltare il banco del colesterolo.

Diventa allora legittimo domandarsi perché proprio lì, proprio allora e proprio alla presenza di Stefania Cappa, perché quel qui e quell’ora cominciano ad assumere le sembianze dell’elefante nella stanza, soprattutto riascoltando il modo in cui la conversazione si sviluppa.

De Rensis aggiunge infine un ultimo tassello, riportando la lancetta al 2 dicembre 2025, quando, secondo quanto ha riferito e mostrato, Ingrosso gli aveva già scritto chiedendogli qualche “spiffero da Moscova”, dettaglio che non prova che l’avvocato disponesse di informazioni provenienti dalla Procura, circostanza che egli nega, ma documenta, se il messaggio è quello mostrato, che quel canale era già stato utilizzato dalla giornalista per cercare informazioni.

Per completare la raffigurazione agiografica della Madonna Tormentata di Lecce mancava ormai soltanto il coro patronale, con le comari di paese intente a cantare a squarciagola viva viva Sant’Eusebio, protettore dell’anima mia e, quanto al contatto estemporaneo che poche settimane dopo avrebbe prodotto un’improvvisa e provvidenziale illuminazione, oggi la rappresentazione appare decisamente meno suggestiva.

Iscriviti a "Virgola" per ricevere aggiornamenti direttamente nella tua casella di posta

Questo è uno spazio personale e indipendente, i contenuti nascono da fonti, documenti, dichiarazioni e osservazioni dell’autore. È sempre gradita l’indicazione dell’autore e della fonte, preferibilmente con link diretto all’articolo originale.

Silent Jo

Iscriviti a Silent Jo per reagire

Iscriviti

Commenti

Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!

Iscriviti a Virgola per ricevere aggiornamenti direttamente nella tua casella di posta