Virgola

Un altro derubricatore seriale

Il plotone dei signor NO!

Un altro derubricatore seriale
Un altro derubricatore seriale Silent Jo


(partiamo dalla trascrizione del primo intervento di Lugli)

mi sto domandando che accidenti c'entra tutta questa roba con chi ha ammazzato chiara poggi perché a me quello interessa a me francamente dei bisticci fra avvocati, l'avvocato indagato per diffamazione ... altamente me ne infischio me ne infischio del non me ne frega niente il giorno in cui farò il mio primo omicidio volontario che potrebbe non essere troppo lontano farò un patto con il mio avvocato, niente tv, silenzio stampa perché questa roba ha inquinato ci ha portato lontano ci sta portando lontano dalla verità io vedo facce compiaciute gli avvocati che sono diventati delle star, avostar, c'erano gli archistar adesso ci sono gli avostar ma questo ci porta ci fa un passo vicino alla verità? o no? ci allontana perché noi abbiamo un focus che è quello, c'è un'indagine su un ... nuovo indagato, porterà a qualcosa? io francamente continuo a dubitare, ma forse la domanda centrale è questa, a me non me ne importa niente dell'avvocato [incomprensibile] so che ci sono due ragazze che hanno peccato sicuramente di protagonismo ma che non c'entrano nulla ..... ma basta lasciamole in pace

Quindi, secondo quest’anima bella, tutto quanto riguarda l’esposto Cappa, le accuse di diffamazione, i contrasti tra professionisti e il protagonismo mediatico sarebbe estraneo alla sola domanda che conta, chi ha ucciso Chiara Poggi.

A sentimento di Lugli, la sovraesposizione televisiva avrebbe addirittura inquinato il dibattito e allontanato dalla verità, trasformando gli avvocati in avostar mentre, bontà sua, le Cappa sarebbero due ragazze che hanno peccato di protagonismo ma non c’entrano nulla, parole sue, dunque le riporto come tali, anche se mi chiedo se gli risulti che qualcuno abbia sostenuto il contrario.

Mi sembra doveroso arginare la deriva affinché non siano ribaltati i fronti, abbiamo già dato, anche piuttosto ampiamente.
Per quanto emerge dalla sequenza che stiamo conoscendo, quei contrasti non risulta sia stato De Rensis ad andarli a cercare con il lanternino. Stefania Cappa telefona al suo studio, presenta esposti e attribuisce alla Bruzzone confidenze di eccezionale gravità ma, su questo, continuo a chiedermi anche perché costei senta con tanta intensità la necessità di inserirsi nella vicenda.

L’operazione da demivierge di Lugli mi pare consista proprio nel sorvolare su un punto centrale. Nell’esposto dalla Cappa viene attribuita alla Bruzzone un’affermazione che chiama direttamente in causa De Rensis e gli imputa, tra le altre cose e nemmeno troppo velatamente, di avere operato per inquinare le indagini.
Se questa è l’accusa riferita, la delegittimazione investe la Difesa Stasi e, per inevitabile riflesso, anche l’attività della Procura che quelle indagini conduce. Non esattamente pizza e fichi, bello de casa e, quindi, la rilevanza di quanto emerso è tutt’altro che marginale.

Il ragionamento di Lugli s’inceppa perché assume come premessa ciò che dovrebbe prima dimostrare, cioè che l’esposto e ciò che rivela siano estranei all’indagine.

Se da quello stesso esposto emerge che l’8 luglio 2022 soggetti esterni alla difesa conoscevano in anticipo l’ingresso di De Rensis e, soprattutto, una possibile iniziativa De Rensis-De Giuseppe destinata alla Procura, chiedersi chi sapesse cosa, da chi e come non è una bega tra professionisti né lana caprina, bensì un interrogativo assai ficcante e pertinente a ciò che accadeva intorno al procedimento.

Il suo a me non me ne importa niente fotografa sin troppo bene il limite, assai gramo, dell’intervento e lo iscrive di diritto nel vasto stuolo dei derubricatori d’antan di cui la vicenda Garlasco è generosamente popolata.

Lugli può legittimamente infischiarsene di una querela o di un procedimento per diffamazione; molto meno convincente è usare quel fastidio per buttare nello stesso cestino una possibile fuga di informazioni, la conoscenza anticipata delle mosse difensive e un’accusa di inquinamento rivolta alla Difesa Stasi, con gli inevitabili interrogativi che ne discendono anche rispetto all’attività della Procura.

Così facendo finisce per mettere sullo stesso piano chi lamenta una possibile interferenza e chi ne fosse eventualmente responsabile, glissando proprio sull’enormità di ciò che l’esposto contiene e insinua.

Vedere l’ennesimo giornalista ciondolare i piedini come un bimbo nel pieno di un tantrum, da interrompere con metodi assai poco montessoriani, restituisce la misura dell’obnubilamento e di quella farisea equidistanza tanto professata a parole quanto scarsamente praticata. Un po’ come certi cristiani, cristianissimi finché non arriva il momento di mettersi in prima fila per lapidare la Maddalena

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