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Undici fialette di troppo

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Undici fialette di troppo Silent Jo

All’indomani della conferma in Cassazione della condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, pronunciata il 12 dicembre 2015, la sua difesa non si rassegnò e, stando alle dichiarazioni rese dall’avvocato Fabio Giarda nel giugno 2026, già nel dicembre 2015 lo studio aveva deciso di riprendere in mano gli atti, alla ricerca di elementi che consentissero una ricostruzione alternativa.

Nel maggio 2016 Alberto Marino assunse il comando della Sezione biologia del RIS di Parma; secondo quanto riferito dal luogotenente Massimiliano Stabile al colonnello Matteo Donghi il 14 ottobre 2025, poco dopo il suo insediamento avrebbe ordinato lo smaltimento collettivo degli eluiti conservati nei congelatori del reparto, tra i quali figuravano undici minuscole provette contenenti DNA estratto nel 2007 dai reperti dell’omicidio Poggi, nove provenienti dai margini ungueali di Chiara e due dalle tracce contrassegnate come 33dattilo e 97F.

Undici fialette che potevano stare sul palmo di una mano, conservate per nove anni, ciascuna identificata e registrata nella BioBank del RIS. Il 4 settembre 2007 era stato lo stesso Marino a mettere a verbale, d’intesa con i consulenti delle parti, che «comunque verranno conservati tutti gli eluiti delle tracce (DNA estratto) e messi successivamente a disposizione dell’autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi».

Nove anni dopo, assunto il comando della Sezione biologia, Marino avrebbe impartito l’ordine di eliminarli e, oggi che la loro soppressione è emersa, ci si chiede che cosa fosse cambiato nel frattempo e quale necessità imponesse di distruggere una quantità tanto esigua di materiale biologico proveniente da un omicidio.

Il 21 giugno 2016 vennero depositate le motivazioni della sentenza n. 25799 della Cassazione e il 1° luglio Angelo Giarda dichiarò che la difesa stava studiando quelle motivazioni e valutava il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, restando la possibilità di chiedere una revisione subordinata all’individuazione di nuove prove.

La documentazione fotografica acquisita da Donghi mostra operazioni preparatorie alla rimozione del congelatore il 15 settembre 2016 e successive attività di smaltimento fotografate il 20 e il 30 settembre, ma non risulta un verbale che permetta di stabilire in quale giorno siano state eliminate le singole provette.

Il 29 settembre 2016 Angelo Giarda conferì alla SKP Investigazioni l’incarico di svolgere indagini difensive nell’interesse di Stasi, in vista di una possibile revisione.

Le prime domande sono relative al quando Marino abbia deciso di eliminare gli eluiti, se si sia trattato di una sua iniziativa, quali disposizioni abbia impartito, a chi e con quali motivazioni. Sarebbe utile che spiegasse anche per quale ragione avesse ritenuto di disfarsi di materiale del quale aveva personalmente assicurato la conservazione e la successiva disponibilità per l’autorità giudiziaria.

Altrettanto rilevante è comprendere quando siano iniziate concretamente le ricerche della difesa Stasi, quali attività abbiano preceduto l’incarico formale del 29 settembre, chi ne fosse informato e, soprattutto, se qualcuno al RIS ne fosse a conoscenza.

L’autorizzazione giudiziaria alla distruzione dei reperti sarebbe intervenuta soltanto nel 2022, sei anni dopo lo smaltimento degli eluiti, e sarebbe dunque indispensabile conoscere quale titolo avesse consentito a Marino di disporne l’eliminazione nel 2016, posto che la loro qualificazione come intermedi di lavorazione non chiarisce affatto chi potesse deciderne la sorte.

Undici fialette conservate dal 2007, registrate e custodite per nove anni, che non avevano impedito al RIS di svolgere le proprie attività né occupavano uno spazio tale da rendere urgente la loro eliminazione.

Vorrei capire quale problema rappresentassero per il reparto e perché quel problema si fosse manifestato proprio mentre la difesa di Alberto Stasi cercava nuovi elementi per rimettere in discussione la condanna.

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