Verso il 28 e oltre
Si vola altissimo con le ipotesi e, come tali, potrebbero essere delle immani scempiaggini!
Il 28 settembre scade il termine indicato per la conclusione delle indagini e dovrebbe essere notificato un secondo avviso ex art. 415-bis c.p.p., comprendente gli accertamenti compiuti dopo quello dell’8 maggio, cui seguiranno le facoltà difensive e le determinazioni del pubblico ministero sull’esercizio dell’azione penale.
Il 7 settembre è stata depositata la consulenza Previderè, il 23 quelle di Cattaneo e Iuliano-Caprioli, mentre manca quella di Catanesi e, a sorpresa per il gran pubblico, il 25 Napoleone e Civardi hanno convocato Garofano e alcuni ufficiali del RIS del 2007. Vi risparmio la telecronaca delle manifestazioni di jubilo che, da Aosta a Lampedusa, hanno attraversato lo Stivale, ma i social testimoniano la collettiva euforia anche in assenza di certezze sulle ragioni delle convocazioni, just because.
A colpo sicuro scommetterei su Sempio come unico destinatario del secondo 415-bis e su nessun nuovo concorrente nell’omicidio, perché nel materiale conosciuto non emergono, per Cappa, Poggi, Stasi o uomini del RIS, elementi che lascino prevedere una contestazione di concorso. Mi aspetto invece che il nuovo avviso ricomponga quanto acquisito dopo maggio, dall’incidente probatorio all’impronta 33, dalle unghie alle impronte di scarpa e a pallini, dall’epoca della morte ai reperti e ai dati grezzi, tentando una nuova ricostruzione dell’omicidio.
Il riesame del materiale ha condotto la Procura anche da chi vi aveva lavorato nel 2007, tanto che il 7 luglio Denise Albani ha chiesto ad Alberto Marino chiarimenti sugli accertamenti biologici da lui eseguiti, ricevendone risposta il 25 agosto, mentre un mese dopo sono stati convocati alcuni uomini del RIS e, da ultimo, Garofano.
Se dalle audizioni fossero emerse soltanto spiegazioni alle lacune della documentazione, il percorso si fermerebbe lì, mentre un’eventuale condotta penalmente rilevante imporrebbe di stabilire quando sia stata commessa, perché l’art. 375 c.p., Frode in processo penale e depistaggio, è in vigore dal 2 agosto 2016 e i fatti consumati nel 2007 andrebbero valutati secondo le fattispecie allora vigenti e la relativa disciplina della prescrizione, senza che effetti o utilizzazioni processuali successive possano spostarne il momento consumativo.
Non scommetterei quindi che il 28 venga annunciato un fascicolo depistaggio RIS, perché Marino, Mattei, Frattini e Garofano possono essere stati sentiti per ricostruire gli accertamenti del 2007 senza essere destinatari di alcuna contestazione, per quanto ne sappiamo, senza escludere il coup de théâtre di una Procura che decida di darne notizia urbi et orbi, prevedibilmente scatenando una reviviscenza del predetto jubilo con annessi trenini al ritmo di Brasil, Brasil, na na na na na na.
L’art. 375 era invece già in vigore nel dicembre 2016, quando venne iscritto il procedimento 8283/16 a carico di Sempio, cui seguirono acquisizioni, intercettazioni e interrogatorio, fino alla relazione conclusiva della polizia giudiziaria del 7 marzo 2017, che parlava di “completa assenza di elementi a supporto delle ipotesi accusatorie”, alla richiesta di archiviazione di Venditti e Pezzino del 16 e al decreto del GIP Lambertucci del 23.
Il 21 febbraio, quando l’indagine contemplava ancora ulteriori sviluppi, Giuseppe Sempio, intercettato, parlava di una pratica che, secondo quanto gli sarebbe stato riferito attraverso Tizzoni e Lovati, era già “in fase d’archivio”, mentre pochi giorni dopo venivano richieste con urgenza le trascrizioni delle intercettazioni e Spoto avrebbe poi riferito che Venditti ne aveva bisogno per l’archiviazione, riconoscendo che la fretta poteva avere causato inesattezze od omissioni. Già il 6 gennaio, peraltro, il tamtam giornalistico curiosamente e inspiegabilmente preconizzava l’archiviazione, poi pervenuta.
Questi elementi non dimostrano un depistaggio, ma lasciano aperto il dubbio che qualcuno abbia contribuito a indirizzare l’indagine verso quell’esito e, ove fosse emersa una condotta diretta a impedirla, ostacolarla o sviarla, ricorrendo gli altri presupposti richiesti dalla norma, l’art. 375 sarebbe applicabile anche sotto il profilo temporale.
Pappalardo e Spoto entrano con facilità nel mio pronostico sui possibili sviluppi giudiziari del 2017, il primo per il fascicolo permanente e la bozza della richiesta di archiviazione rinvenuta al suo interno, il secondo per le intercettazioni e la fretta con cui ne furono richieste le trascrizioni, ma non lascerei fuori Tizzoni e Sapone.
Giulia Pezzino ha descritto nelle SIT i rapporti mantenuti con Gian Luigi Tizzoni durante l’indagine del 2017, riferendo di avere condiviso con lui informazioni sul procedimento in ragione del suo ruolo di legale della famiglia Poggi, impropriamente indicato come “parte civile” non essendovi alcuna costituzione, e riconducendo alla sua interlocuzione l’acquisizione di materiale del processo Stasi e le indicazioni relative a De Stefano. Tizzoni compare anche nelle dichiarazioni dei legali di Sempio come fonte di suggerimenti e informazioni sull’andamento dell’indagine, mentre nella cassaforte è stata rinvenuta documentazione custodita in copertine del suo studio o recante anche l’indicazione dell’avvocato Francesco Compagna.
Non escluderei quindi un vaglio della sua posizione e presumo che Napoleone e Civardi abbiano verificato quei rapporti insieme alle dichiarazioni di Lovati e dei Sempio. Si aggiungono le parole, poi ritrattate, di Daniela Ferrari, madre di Sempio, che avrebbe attribuito a Tizzoni la diffusione di documentazione riservata della difesa Stasi e che per quelle dichiarazioni è stata querelata dallo stesso avvocato. Distinta è la vicenda del giornalista Alessandro De Giuseppe, rinviato a giudizio per diffamazione aggravata in seguito alle querele di Tizzoni relative ai servizi sulla circolazione di quegli atti. Se emergesse un suo concorso in una condotta riconducibile all’art. 375, andrebbero verificati gli elementi della fattispecie e i presupposti del concorso dell’extraneus.
Il 17 settembre il GIP di Brescia ha archiviato la posizione di Mario Venditti nell’indagine per corruzione in atti giudiziari relativa all’archiviazione di Sempio del 2017, non il distinto procedimento Clean, nel quale l’ex magistrato resta indagato. L’ipotesi corruttiva relativa al 2017 prosegue nei confronti di altri soggetti e gli atti sono stati trasmessi a Pavia, dove resta indagato Giuseppe Sempio.
Escluso Venditti dall’ipotizzato accordo, restano il denaro raccolto dalla famiglia e le somme delle quali non è stata accertata la destinazione, dovendosi chiarire se una parte sia arrivata a un pubblico agente diverso o a chi avesse prospettato alla famiglia una capacità d’intervento reale o inesistente.
Le dichiarazioni di Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi consentono di seguirne una parte, con Soldani e Grassi che hanno riferito di pagamenti in contanti non fatturati e Grassi che ha parlato dei contatti con Tizzoni e dei suggerimenti ricevuti nella fase in cui venne coinvolto Garofano. Resta da capire come compensi di quella portata si conciliassero con le prestazioni descritte, considerando anche quanto dichiarato da Lovati sul lavoro che avrebbe svolto personalmente.
Scommetterei che il fascicolo rientrato da Brescia non rimanga confinato a Giuseppe Sempio, ma segua il denaro fino alla sua destinazione e cerchi di individuare chi avrebbe promesso o assicurato un intervento sull’indagine.
Non mi aspetto Alberto Stasi tra i nuovi indagati, ma il secondo 415-bis potrebbe fornire alla sua difesa materiale più importante della riapertura dell’indagine, perché per accusare Sempio la Procura dovrà attribuirgli un ruolo, collocarlo nel tempo e inserirlo nella dinamica dell’omicidio, consentendo di confrontare quella ricostruzione con la sentenza definitiva di Stasi e verificare se le due possano convivere o se Pavia, per sostenere l’accusa contro Sempio, debba riscriverne qualche passaggio essenziale, aprendo in quel caso uno spazio per un’iniziativa revisionale.
Mi gioco il fanta-28 su Sempio solo nel nuovo 415-bis e nessun nuovo concorrente nell’omicidio, mentre fuori da quel perimetro scommetto sugli sviluppi del 2017 e sul denaro, con Pappalardo, Spoto, Tizzoni e Sapone da una parte e Giuseppe Sempio, Lovati, Soldani e Grassi dall’altra, ma non un unico calderone capace di contenere omicidio, corruzione, circolazione degli atti e possibile depistaggio, bensì procedimenti distinti nati lungo il percorso.
Napoleone e Civardi sono partiti da Sempio e hanno percorso a ritroso diciannove anni di Garlasco, dai reperti a chi li analizzò, dalla nuova indagine a quella del 2017, dall’archiviazione alla polizia giudiziaria che vi lavorò, dalla cassaforte al denaro e al fascicolo rientrato da Brescia. Il 28 potrebbe chiudere l’indagine che conosciamo lasciando affiorare quelle nate durante il suo percorso e da lunedì cominceremo a contare quante ne abbiamo sbagliate.
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