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Degrado nel format

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Degrado nel format Silent Jo

C’è chi riesce a dire le cose con poche parole, ma chi scrive non appartiene a quella schiatta e, francamente, non ambisce a entrarvi. Questo è uno spazio di libertà d’opinione, argomentazione e diritto di critica, esercitati con il lessico e le forme che appartengono spontaneamente a chi scrive, passando senza preclusioni dalla ricercatezza al tecnicismo, dalla citazione colta alla trivialità giocosa, perché non esistono parole nobili per definizione e parole da espungere, esiste l’uso che se ne fa.

Oggi gran clamore attorno all’ennesimo scempio andato in onda su Quarto Grado, come se si trattasse dell’incidente di una sera e non dell’ennesima manifestazione di un format che, esasperando il conflitto e confondendo informazione e spettacolo, produce un trash destinato a propagarsi oltre la puntata.

Ridurre o derubricare tutto alla frase pronunciata dall’ospite, immaginando la trasmissione come un contenitore neutro e il conduttore come una presenza ornamentale, significa ignorare colpevolmente come quel racconto venga costruito, scegliendo invitati e materiali, ordinandoli in scaletta, montandoli e accompagnandoli con una voce narrante che ne orienta la ricezione. L’economia della rissa permanente descrive proprio questo circuito, nel quale il conflitto diventa prodotto, esce dallo studio in forma di clip, rimbalza sui social e torna carico delle reazioni che ha provocato.

Dentro questa struttura il montaggio non è un dettaglio tecnico ed infatti in n Nuzzi e la verità nel montaggio una telefonata viene presentata come elemento capace di sostenere una ricostruzione, affermando il coinvolgimento di De Rensis benché nei frammenti trasmessi non lo si senta aderire alle parole di De Giuseppe.

Premessa, voce narrante, selezione e montaggio possono quindi suggerire una compartecipazione che il materiale mandato in onda non avvalora affatto, mentre Nel diritto le parole non sono mai soltanto parole evidenzia lo stesso problema sul piano cronologico, non consentendo la sequenza trasmessa di stabilire quando inizi materialmente la registrazione. Ciò che manca non può essere riempito dal montaggio trasformandolo in suggestione narrativa.

Pretendere ancora cautele a senso unico diventa quindi faticoso e fastidioso. Distinguere le parole dell’ospite dalla responsabilità del conduttore è corretto, ma non può cancellare ogni responsabilità editoriale. Garantismo non è normalizzare stupro, violenza e ciò che vi ruota intorno lo dimostra, essendo Nuzzi intervenuto sulle affermazioni di Tiziana Maiolo e risultando quindi scorretto attribuirgliele, senza che il suo intervento possa far scomparire il piano sul quale una trasmissione sceglie materiali, accostamenti e montaggio, rispondendo editorialmente di quelle scelte.

La stessa responsabilità editoriale emerge nel diverso livello di cautela applicato secondo il bersaglio. Fate presto affronta il punto nel quale la cronaca smette di aggiungere informazioni rilevanti e comincia a rovistare nella vita privata e nella sessualità di Stasi, trasformando il giudicato in una disponibilità permanente della persona alla pubblica esposizione.

Il DASPO cominci dalla televisione porta lo stesso problema sul piano del metodo, perché la tutela dalla gogna mediatica non può diventare un principio da invocare soltanto quando cambia il destinatario.

Anche sul terreno processuale Non inzuppate i Biscotti affronta la possibile futura costituzione di Stasi come parte civile in un eventuale processo a Sempio, misurandola con il giudicato che continua ad attribuirgli l’omicidio di Chiara Poggi.

Tempi, modi e presupposti di un’eventuale revisione riguardano però Stasi e la sua difesa, non potendo diventare il terreno sul quale il legale di un altro indagato detta scadenze, strategie o condizioni, mentre la trasmissione amplifica l’invasione di campo riportando ancora Stasi al centro quando l’indagine riguarda Andrea Sempio.

Fate pace con il mondo, l’indagato si chiama Andrea SEMPIO e continuare a riversare su Stasi insinuazioni, degradazioni personali e ricostruzioni estranee alla comprensione dell’indagine non diventa accettabile perché avviene dentro uno studio televisivo.

Quando quelle parole oltrepassano i confini della critica assumendo eventualmente rilievo civile, penale o deontologico, è legittimo auspicare che chi tutela dignità e reputazione di Alberto Stasi utilizzi fino in fondo tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento, augurandosi che chiunque dovesse risultare responsabile di condotte illecite ne risponda senza sconti.

Il mio auspicio dal profondo delle “interiora” è che Alberto Stasi abbia per voi la stessa empatia e la stessa umanità che gli avete e gli state riservando, non un grammo di più e non uno di meno. Lacrime e sangue, metaforicamente parlando.

Qui non interessa stabilire chi abbia visto prima il problema, perché è la reiterazione a cambiarne la natura. Quando ricorrono montaggi capaci di orientare il significato, conflittualità elevata a struttura, soglie di cautela diverse secondo il soggetto coinvolto e affermazioni pesanti affidate agli ospiti mentre la conduzione rivendica la propria separatezza, parlare ancora di incidenti isolati diventa poco credibile e Quarto Degrado smette di essere soltanto una battuta, descrivendo un modello nel quale la rissa produce contenuto e persino l’indignazione successiva finisce per alimentarlo, a discapito di Alberto Stasi, dei suoi legali e persino della Signora Elisabetta Ligabo’, definita Donna Elisabetta e il mezzo chilo di carte bollate. Shame on you!

Inseguire ogni settimana la frase peggiore serve a poco, più utile è documentare la reiterazione, raccogliendo puntate, minutaggi, trascrizioni, montaggi, rettifiche e difformità rispetto agli atti, trasformando lo sdegno in materiale verificabile.

E non sarebbe una partenza disorganizzata perché il 28 gennaio 2026 l’AGCOM ha incaricato i propri uffici di approfondire specificamente le modalità della copertura televisiva degli sviluppi del caso Garlasco e, pochi mesi dopo, ha ricostituito il Comitato per la corretta rappresentazione mediatica delle vicende giudiziarie, riportando al centro correttezza della rappresentazione, qualificazione delle posizioni processuali, tutela della dignità e verifica delle fonti.

Anche La cassa di risonanza risponde in proprio ricorda, da una prospettiva diversa, che il problema può riguardare non soltanto chi pronuncia determinate parole ma anche il mezzo che le rilancia e amplifica.

La prospettiva sta allora nel sottrarre la contestazione al terreno sul quale il format prospera, trasformando la memoria delle puntate in un dossier e il dossier in segnalazione quando ve ne siano i presupposti, perché la prudenza serve a non attribuire ciò che gli atti non dimostrano, non a concedere un salvacondotto permanente a chi quella stessa prudenza sembra pretendere soprattutto quando cambia il bersaglio.

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